
Giuseppe Conte accelera sul programma del campo largo e chiede agli alleati di mettersi rapidamente attorno a un tavolo per chiudere l’intesa politica. Dal palco della festa de Il Manifesto a Roma, il leader del Movimento 5 Stelle ha indicato tempi molto stretti: “Facendo un confronto serio in un paio di settimane si chiude il programma”. Accanto a lui c’erano Elly Schlein, Riccardo Magi, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, riuniti per discutere della costruzione dell’alternativa al centrodestra in vista delle prossime elezioni politiche.
Le questioni ancora aperte sono però tutt’altro che secondarie. Oltre al programma comune resta da definire il metodo per scegliere il candidato premier e, soprattutto, bisogna trovare una sintesi sulla politica estera e sull’Ucraina. Schlein ha provato a trasformare proprio questo punto in una proposta concreta: “Stiamo chiusi anche una notte intera, l’importante è uscire uniti”, ha detto, mostrando fiducia sulla possibilità di raggiungere un accordo.
Conte: “In due settimane si può chiudere il programma”
Il presidente del Movimento 5 Stelle insiste da giorni sulla necessità di stringere i tempi. Alla festa de Il Manifesto ha ribadito che le forze del centrosinistra hanno ormai avuto abbastanza tempo per chiarire le rispettive priorità e che il momento del confronto operativo non può essere rinviato ancora.
“È urgente mettersi attorno a un tavolo e definire, nel giro di qualche settimana, non voglio mettere fretta: un giorno, un’ora? Facendo un confronto serio in un paio di settimane si chiude il programma. Abbiamo avuto tutti la possibilità di mettere a fuoco le priorità”, ha spiegato Conte.
Il leader M5S prova quindi a spostare il baricentro della discussione dai nomi ai contenuti, pur sapendo che il tema della leadership resta inevitabilmente collegato alla costruzione della coalizione. Conte ha anche ridimensionato il proprio interesse personale per Palazzo Chigi: “Io ho fatto il presidente del Consiglio due volte, la terza volta non mi aggiunge nulla”, ha dichiarato, sostenendo che la priorità debba essere portare più elettori possibile al voto.
Schlein: “Dobbiamo fare presto”
Anche Elly Schlein riconosce la necessità di accelerare. La segretaria del Pd ha sottolineato che il percorso comune compiuto dal centrosinistra negli ultimi anni non è affatto scontato e ha mostrato fiducia sulla possibilità di arrivare a una sintesi.
“Quello che stiamo facendo non è più una cosa scontata”, ha spiegato, ricordando che i leader presenti sul palco mantengono posizioni differenti ma continuano a confrontarsi riconoscendo reciprocamente la legittimità delle rispettive posizioni. Schlein ha detto di essere certa che un accordo possa essere raggiunto, invitando gli alleati a partire dai molti punti sui quali una convergenza esiste già.
Il nodo è trasformare quella convergenza in un programma formalizzato, capace di reggere anche sui temi che finora hanno prodotto le maggiori tensioni.
Leadership, Schlein: “O accordo politico o primarie”
Sul candidato premier, la segretaria dem continua a indicare due possibili strade. La prima è un accordo politico che riconosca la guida alla forza della coalizione dotata del maggiore consenso. La seconda, se questo accordo non fosse possibile, è quella delle primarie.
“O si fa un accordo politico, che guida la forza che ha più consenso, anche per non cadere nella trappola leaderistica, o se è uno strumento utile io sono disponibile anche alla strada delle primarie”, ha spiegato Schlein.
È proprio su questo punto che Pd e M5S non hanno ancora trovato una soluzione definitiva. Conte ha più volte mostrato maggiore apertura verso le primarie, mentre nel Pd resta forte l’idea che la leadership possa essere definita anche sulla base dei rapporti di forza tra i partiti. La discussione dovrà quindi essere affrontata insieme a quella sul programma.
Il nodo Renzi resta aperto
Sul palco è emerso anche uno dei problemi più delicati nella definizione del perimetro della coalizione: il rapporto con Matteo Renzi e Italia Viva.
Riccardo Magi ha ironizzato direttamente sulla questione: “Sono d’accordo con Conte, le voglio anche io le garanzie su Renzi”. La battuta fotografa una tensione reale. Una parte del campo largo considera necessario coinvolgere anche l’area riformista e centrista, mentre altre componenti guardano con forte diffidenza a un ritorno di Renzi dentro la coalizione.
Il perimetro definitivo dell’alleanza resta quindi ancora da stabilire. La presenza di Magi sul palco segnala la volontà di dialogare anche con l’area liberal-progressista, ma il rapporto con Italia Viva continua a essere uno dei punti più sensibili.
Ucraina, Schlein propone una notte di confronto
Il terreno più complesso resta però la politica estera, e in particolare la guerra in Ucraina. Pd e Movimento 5 Stelle hanno assunto negli ultimi anni posizioni differenti sul sostegno militare a Kiev, mentre anche all’interno delle altre forze del campo largo esistono sensibilità diverse.
Schlein prova però a mostrare che una sintesi è possibile. “Stiamo chiusi anche una notte intera, l’importante è uscire uniti”, ha proposto. La segretaria dem ha spiegato che esistono già diversi punti condivisi: nessuno vuole la prosecuzione della guerra come obiettivo in sé, tutti sostengono la necessità di arrivare a una pace giusta e tutti ritengono che gli ucraini debbano essere presenti al tavolo negoziale.
Per Schlein serve inoltre una iniziativa politica più forte dell’Unione europea, possibilmente con una voce negoziale unitaria capace di incidere realmente sulla costruzione di una soluzione diplomatica.
“La pace non può essere la resa dell’aggredito”
Nel suo intervento, Schlein ha ribadito anche un punto che resta centrale nella posizione del Pd: una soluzione negoziale non può tradursi nella semplice accettazione delle condizioni imposte dalla Russia.
La segretaria ha parlato di una “pace giusta, che non è la resa alle ragioni dell’aggressore”, sostenendo che fino a quando non si aprirà un negoziato concreto sia necessario continuare a sostenere il popolo ucraino che ha subito l’invasione.
Allo stesso tempo ha introdotto un elemento che può favorire il dialogo con gli alleati più critici verso l’aumento delle spese militari: “Una difesa che non indica quando la forza deve lasciare spazio alla politica diventa un piano di militarizzazione”. È probabilmente proprio su questo equilibrio tra sostegno all’Ucraina e iniziativa diplomatica che il campo largo proverà a costruire una posizione comune.
Conte e Schlein provano ad accorciare le distanze
La giornata romana mostra quindi un centrosinistra ancora lontano dall’aver risolto tutte le proprie contraddizioni, ma più deciso a entrare nella fase concreta della costruzione dell’alternativa.
Conte chiede tempi certi e ritiene che due settimane possano bastare per chiudere il programma. Schlein riconosce l’urgenza e prova a offrire una mediazione sia sulla leadership sia sulla politica estera. Il punto di partenza, per entrambi, è che le differenze non debbano impedire la costruzione di una piattaforma comune.
Il prossimo passaggio sarà capire se dalle dichiarazioni si passerà davvero a un tavolo operativo, con un testo condiviso e un calendario preciso. Perché ormai il campo largo non deve più soltanto dimostrare di riuscire a stare sullo stesso palco: deve decidere chi lo guiderà, con quale programma e con quale linea sui dossier che dividono di più, a partire dall’Ucraina.


