
Elly Schlein chiude la porta all’ipotesi di un candidato moderato alla guida del centrosinistra e rivendica la propria leadership, mentre Giuseppe Conte accelera sulla costruzione del programma comune e sulle primarie. Il campo largo prova a mostrarsi unito, ma dietro la fotografia dei cinque leader sullo stesso palco restano differenze profonde, a cominciare dalla guerra in Ucraina e dalla scelta del candidato premier. Al teatro Palladium di Roma, durante la festa del Manifesto, il centrosinistra mette in scena le prime prove di coalizione in vista delle prossime elezioni politiche.
La segretaria del Partito democratico sceglie parole nette contro chi vorrebbe affidare la guida dell’alleanza a una figura centrista, capace di rassicurare gli ambienti moderati. «Non si vince al centro», scandisce Schlein, respingendo l’idea di un candidato più gradito a quella parte dell’establishment che, a suo giudizio, preferirebbe un governo di larghe intese a un esecutivo progressista. E torna anche sulle tensioni interne al Pd: «Hanno provato a scalarmi dal giorno in cui sono stata eletta segretaria». Il riferimento è ai tentativi di ridimensionare la sua leadership. «Volevano commissariarmi e fare fuori, ma sono sempre qui», rivendica.
Conte vuole chiudere il programma in due settimane, ma sull’Ucraina resta la frattura
Se Schlein prova a blindare la propria candidatura, Conte spinge per accelerare i tempi dell’alleanza. Il presidente del Movimento 5 Stelle propone di aprire immediatamente un confronto tra le forze politiche per definire il programma elettorale. «Con un confronto serio in un paio di settimane si chiude», sostiene l’ex presidente del Consiglio. Una tabella di marcia decisamente più rapida rispetto a quella indicata dalla segretaria democratica, che punta a raggiungere un accordo entro la fine dell’anno.
Sul palco del Palladium, insieme ai due principali protagonisti della coalizione, ci sono anche Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli e Riccardo Magi. Tutti ribadiscono la volontà di evitare una nuova divisione del centrosinistra, come accaduto alle elezioni del 2022. «Non ci divideremo, non regaliamo il Paese alla destra», promette Fratoianni. Ma la convergenza politica è ancora lontana dall’essere completa.
Il principale ostacolo riguarda la guerra in Ucraina. Conte ribadisce la necessità di una soluzione negoziale con la Russia, criticando la strategia fondata sulla prospettiva di una vittoria militare ucraina. Il leader pentastellato richiama anche la presenza di territori russofoni e russofili, suscitando reazioni fredde nella platea. Schlein e Magi confermano invece il proprio sostegno a Kiev, pur dichiarandosi convinti che sia possibile individuare una posizione comune. La segretaria del Pd si dice pronta anche a una trattativa notturna tra gli alleati, purché si arrivi a un’intesa.
Primarie, Schlein e Conte si contendono la leadership
L’altro nodo irrisolto riguarda le primarie del centrosinistra. Schlein ricorda di aver proposto un criterio diverso per individuare il candidato premier: affidare la guida della coalizione al partito che raccoglierà più voti. Una soluzione che Conte non condivide. «Io ho già fatto il premier due volte, la terza non mi aggiunge nulla», osserva l’ex presidente del Consiglio, precisando però che la scelta del leader non può essere stabilita in anticipo.
Conte aveva anche avanzato l’ipotesi di un passo indietro reciproco, suo e di Schlein, per individuare una figura terza. Una proposta rimasta senza seguito. A questo punto, secondo il leader pentastellato, saranno le primarie a decidere, con l’impegno di tutti a sostenere il risultato.
Non tutti gli alleati, però, sono favorevoli alla consultazione. Angelo Bonelli considera le primarie uno strumento potenzialmente divisivo, capace di accentuare le differenze anziché ricomporle. Anche Riccardo Magi preferirebbe evitarle e ironizza sulle difficoltà della coalizione mostrando le istruzioni Ikea per montare il tavolo attorno al quale i partiti dovrebbero finalmente sedersi.
Schlein, intanto, torna a respingere le pressioni per una leadership moderata. Secondo la segretaria democratica, il centrosinistra ha già pagato negli ultimi vent’anni le conseguenze di strategie costruite per conquistare il centro attraverso candidati più rassicuranti. La sua intenzione è mantenere una chiara identità progressista.
La giornata si conclude con una fotografia di gruppo che certifica la volontà dei cinque leader di presentarsi insieme alle prossime elezioni. L’unità politica, però, deve ancora tradursi in un programma condiviso e soprattutto nella scelta di chi guiderà la coalizione. Due questioni sulle quali il confronto tra Schlein e Conte resta aperto.


