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Droni russi, sabotaggi e attacchi informatici: la Polonia invoca l’articolo 4 e lancia l’allarme ai paesi Nato

Pubblicato: 13/10/2026 11:47

Finché si tratta di droni che sconfinano, di server hackerati o di magazzini che prendono fuoco, è una cosa. Ma quando inizia a morire la gente, allora è un’altra storia. È questo il confine sottile e pericolosissimo che la Nato sta per superare, secondo uno degli uomini che meglio conosce la minaccia che arriva da Mosca.

L’allarme di Sikorski

I membri della Nato dovrebbero preparare una risposta decisa a un possibile attacco ibrido letale da parte della Russia. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski al Financial Times, sottolineando che la probabilità che qualcuno venga ucciso sta aumentando con l’intensificarsi delle operazioni russe di destabilizzazione. L’alleanza dovrà valutare come reagire. La questione è cosa costituisca un attacco, un attacco transfrontaliero, e finché si tratta di proprietà… è un conto, ma se iniziano a morire delle persone, allora dovremo avere un’altra conversazione molto seria alla Nato, ha detto.

Quando potremo stabilire che i russi si sono spinti troppo oltre? Perché si tratta di una questione di giudizio. Non esiste una definizione predefinita e condivisa, ha sottolineato Sikorski senza fornire ulteriori dettagli su come la Nato dovrebbe reagire a una ipotetica vittima. Il ministro polacco ha osservato che la Polonia e l’Estonia hanno invocato l’articolo 4 dell’Alleanza, una richiesta di consultazioni di alto livello, dopo le violazioni dello spazio aereo da parte di droni e aerei da combattimento russi, il che implica che sarebbe necessario fare di più. L’articolo 5 della Nato, la clausola di difesa reciproca, può essere invocato se uno Stato membro subisce un attacco armato. È stato attivato solo una volta, dagli Stati Uniti, dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001.

Gli attacchi informatici e la campagna di destabilizzazione per minare il sostegno all’Ucraina

La Polonia e i paesi confinanti sono allarmati dal crescente numero di attacchi informatici, violazioni dello spazio aereo e tentativi di sabotaggio contro obiettivi europei, che considerano parte di una campagna russa volta a minare il sostegno all’Ucraina. Sikorski ha esortato gli alleati europei a rispondere agli attacchi attribuiti al Cremlino chiudendo i consolati russi, impedendo ai diplomatici di Mosca di viaggiare liberamente nei paesi di assegnazione e riducendo del tutto il numero di diplomatici russi, come ha fatto la Polonia.

La linea dura di Varsavia: stop ai visti e passaporti biometrici obbligatori

Io ho finito i consolati, ma altri ne hanno ancora a disposizione, ha affermato Sikorski, sottolineando che a tutti i russi che entrano nell’Ue dovrebbe essere richiesto di possedere un passaporto biometrico per impedire agli agenti di viaggiare con false identità. Il ministro ha inoltre appoggiato le richieste di riduzione del numero di visti turistici Ue rilasciati ai cittadini russi. L’anno scorso ne sono stati rilasciati quasi 500.000, un numero che per Varsavia è incompatibile con la sicurezza del continente.

Navi colpite sul Mar Nero: due attacchi al largo della Bulgaria

Intanto due altre navi sono state colpite al largo delle coste bulgare, nel Mar Nero. Lo ha annunciato il premier Rumen Radev, dichiarando di voler convocare l’ambasciatrice russa in seguito ad attacchi inaccettabili, dei quali ha informato la Nato. Un primo segnale all’01:30 ora locale riguardo a una nave in difficoltà e, secondo l’equipaggio tratto in salvo, l’imbarcazione battente bandiera maltese e di proprietà ucraina è stata colpita da tre droni aerei, ha scritto Radev su Facebook. Successivamente un’altra nave è stata colpita ed è affondata, ha aggiunto, precisando che un membro dell’equipaggio è stato salvato.

La risposta della Nato

E sui social il segretario generale della Nato Mark Rutte riferendo di una telefonata con il primo ministro bulgaro Rumen Radev dice che l’Alleanza Atlantica continuerà a lavorare a stretto contatto con i nostri Alleati nel Mar Nero. Abbiamo già rafforzato la nostra postura lungo il fianco orientale e continueremo a monitorare l’ambiente di sicurezza, adattando la nostra postura di deterrenza e difesa secondo necessità.

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Ultimo Aggiornamento: 13/10/2026 12:22

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