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“Il dna di un altro uomo”. Liliana Resinovich, la clamorosa scoperta che cambia tutto

Pubblicato: 13/10/2026 19:39

Nuovi elementi riaccendono l’attenzione sul caso di Liliana Resinovich, la donna scomparsa a Trieste il 14 dicembre 2021 e ritrovata senza vita il 5 gennaio successivo nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico. Alcune tracce di Dna riconducibili a uno stesso uomo non identificato sarebbero state individuate sui jeans della donna e su uno dei sacchi neri utilizzati per avvolgerne il corpo. Si tratta di uno degli esiti della perizia disposta dalla giudice per le indagini preliminari di Trieste, che sarà al centro dell’udienza fissata per il 30 ottobre.

Il dato genetico rappresenta un elemento da approfondire nell’ambito di un’inchiesta che, a distanza di anni, non ha ancora dissipato tutti i dubbi sulla morte della donna. La presenza di materiale biologico riconducibile alla stessa persona su due reperti distinti dovrà essere valutata insieme alle altre risultanze investigative. L’identità dell’uomo e le circostanze dell’eventuale contatto restano da chiarire: la sola presenza di Dna, infatti, non consente di stabilire quando sia stato depositato né di dimostrare, di per sé, un coinvolgimento nel decesso.

Tra gli altri risultati della perizia c’è un aspetto che riguarda le suole delle scarpe di Liliana. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, non sarebbero state rilevate tracce del terreno del luogo in cui il cadavere venne ritrovato. Un dato che ha attirato l’attenzione dei legali impegnati nel caso, perché potrebbe contribuire a ricostruire gli spostamenti della donna e le modalità con cui il corpo arrivò nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste.

Su questo punto è intervenuto l’avvocato Nicodemo Gentile, che rappresenta i familiari della vittima. «Questa perizia ci dice che Lilly è stata uccisa e quindi qualcuno ce l’ha portata» all’ex Opp, ha dichiarato, sostenendo che la mancanza di tracce del terreno sulle scarpe sia un elemento significativo. Si tratta della valutazione del legale, che dovrà essere confrontata con il complesso delle risultanze tecniche e investigative: il dato sulle suole, considerato isolatamente, non costituisce una prova definitiva delle modalità della morte.

La consulenza ha inoltre rilevato un contatto diretto tra alcuni indumenti: il giubbotto indossato dal marito di Liliana, Sebastiano Visintin, il giorno della scomparsa, sarebbe entrato in contatto con il giubbotto e la borsa della donna. Anche questo risultato sarà oggetto di valutazione, soprattutto per comprendere il significato del trasferimento di materiale tra i reperti e collocarlo nella corretta sequenza temporale. La presenza di un contatto, da sola, non chiarisce quando sia avvenuto né permette di attribuirgli automaticamente un significato penale.

Gentile ha commentato anche quest’ultimo aspetto, sottolineando la necessità di esaminare con attenzione quanto emerso dagli accertamenti. «Quello che ha restituito la perizia dopo che tutti i campioni sono stati maneggiati e sottoposti a pluralità di accertamenti, è già pure troppo, ma ci sono spunti molto interessanti da valutare insieme con il resto», ha affermato. Il riferimento è alla complessità delle analisi effettuate sui reperti e alla necessità di interpretare ogni risultato alla luce delle modalità con cui gli oggetti sono stati raccolti, conservati e sottoposti a esame.

La vicenda di Liliana Resinovich comincia il 14 dicembre 2021, quando la donna uscì dalla propria abitazione a Trieste senza fare più ritorno. Le ricerche si conclusero il 5 gennaio 2022, con il ritrovamento del corpo nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico. Liliana era avvolta in due sacchi neri, mentre la testa era nascosta in un sacchetto di plastica. Fin dai primi accertamenti, la dinamica della morte ha rappresentato uno dei nodi centrali dell’indagine.

In una prima fase si era fatta strada l’ipotesi del suicidio. Successivamente, nuovi approfondimenti investigativi hanno portato a riaprire la prospettiva di un possibile omicidio, dando origine a ulteriori verifiche e accertamenti tecnici. La ricostruzione degli ultimi movimenti della donna, l’esame dei reperti e la valutazione delle tracce biologiche sono diventati elementi fondamentali per cercare di chiarire che cosa sia accaduto nei giorni della scomparsa.

Ora l’attenzione si sposta sull’udienza del 30 ottobre, quando saranno discussi gli esiti della perizia disposta dalla Gip. Le tracce di Dna maschile, l’assenza di terreno sulle suole e i contatti rilevati tra gli indumenti costituiscono elementi distinti, che dovranno essere interpretati nel loro insieme. Il caso Resinovich resta aperto e nessuno di questi risultati, preso singolarmente, identifica un responsabile. Saranno gli ulteriori approfondimenti e il confronto tra le diverse evidenze a stabilire quale peso attribuire alle nuove scoperte e se potranno contribuire a fare luce sulla morte di Liliana.

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