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Garlasco, Garofano da Vespa: “Non abbiamo sbagliato nulla”

Pubblicato: 14/10/2026 21:59

«No, assolutamente no». Luciano Garofano non ha dubbi e respinge le contestazioni sulle prime indagini per l’omicidio di Chiara Poggi. Ospite di Bruno Vespa nella trasmissione Cinque minuti, l’ex generale dei carabinieri ed ex comandante del Ris ha difeso il lavoro svolto dagli investigatori dopo il delitto di Garlasco del 13 agosto 2007. Al centro dell’intervista, uno degli aspetti più discussi del caso: le analisi genetiche sul pedale della bicicletta di Alberto Stasi, che inizialmente avevano restituito un profilo riconducibile alla vittima, mentre due successivi esami avevano dato esito negativo. Garofano ha ricostruito le procedure seguite all’epoca, spiegando perché, a suo giudizio, non ci sarebbero stati errori né scambi di campioni.

Garofano a Cinque minuti: «Il Ris è stato delegittimato in maniera vergognosa»

L’intervista si è aperta con una domanda diretta di Bruno Vespa: Luciano Garofano ritiene di aver commesso qualche errore nelle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi?

La risposta dell’ex comandante del Ris è stata netta: «No, assolutamente no».

Garofano ha spiegato di aver deciso di intervenire pubblicamente per difendere il lavoro e la professionalità del reparto investigativo che guidava all’epoca dei fatti.

Secondo l’ex generale, negli ultimi giorni il Ris sarebbe stato oggetto di una vera e propria «campagna di delegittimazione».

Il reparto, ha sostenuto, sarebbe stato «vituperato e delegittimato in maniera veramente vergognosa».

Garofano ha quindi rivendicato l’onestà del lavoro svolto dai carabinieri, ricordando che gli accertamenti scientifici effettuati durante le prime indagini sono stati esaminati e discussi nell’ambito dei diversi procedimenti giudiziari conclusi con la condanna definitiva di Alberto Stasi.

Il Dna sul pedale della bicicletta: un risultato positivo e due negativi

Uno dei passaggi centrali dell’intervista ha riguardato le analisi effettuate sul pedale della bicicletta utilizzata da Alberto Stasi.

La questione è tornata al centro del dibattito per la differenza tra i risultati ottenuti durante gli accertamenti.

Il primo esame aveva restituito un profilo genetico riconducibile a Chiara Poggi.

Il giorno successivo, tuttavia, altre due analisi dello stesso materiale avevano dato esito negativo.

Una discrepanza sulla quale Vespa ha chiesto chiarimenti all’ex comandante del Ris.

Garofano ha spiegato che è presumibile fosse a conoscenza di tutti i risultati ottenuti durante gli accertamenti.

Ha però precisato di utilizzare volutamente il termine «presumibile», perché a distanza di diciannove anni non è possibile ricordare ogni singolo dettaglio delle operazioni svolte.

L’ex generale ha comunque ribadito di condividere la valutazione scientifica formulata all’epoca dai suoi collaboratori.

«Il Dna era di Chiara Poggi, ma non era sangue»

Il punto più importante della ricostruzione di Garofano riguarda la natura del materiale biologico individuato sul pedale.

Secondo l’ex comandante, il capitano Marino, responsabile delle analisi, aveva valutato complessivamente i risultati disponibili.

La conclusione, successivamente condivisa dallo stesso Garofano, era che il materiale genetico individuato fosse riconducibile alla vittima.

«Era ed è sicuramente attribuibile a Chiara Poggi», ha dichiarato l’ex generale.

Ha però aggiunto una precisazione fondamentale: «Non era sangue».

La distinzione è rilevante perché l’individuazione di un profilo genetico non consente, da sola, di stabilire la natura del materiale biologico dal quale quel profilo è stato ricavato.

Garofano ha dunque sostenuto che il risultato genetico fosse attribuibile a Chiara Poggi, ma ha escluso che il materiale analizzato fosse sangue.

Si tratta della ricostruzione fornita dall’ex comandante, nel contesto delle contestazioni che hanno riportato l’attenzione sulle modalità e sull’interpretazione degli esami.

Perché le analisi successive furono negative? La spiegazione di Garofano

Bruno Vespa ha chiesto all’ex generale di chiarire anche perché non fosse stato possibile ripetere ulteriormente gli accertamenti.

Garofano ha precisato di non essere stato personalmente presente in laboratorio durante l’analisi del campione.

Secondo la sua ricostruzione, è probabile che il capitano Marino avesse utilizzato interamente il materiale biologico disponibile.

Di conseguenza, dopo il giorno 20, non sarebbe stato più possibile eseguire nuove analisi sullo stesso campione.

L’ex comandante ha sottolineato che Marino avrebbe comunque esaminato e valutato tutti gli esiti ottenuti fino a quel momento.

La spiegazione, dunque, è che l’impossibilità di ripetere ulteriormente gli accertamenti sarebbe dipesa dall’esaurimento del materiale disponibile.

Garofano ha presentato questa circostanza come probabile, senza affermare di averla verificata personalmente in laboratorio.

I dati delle analisi consegnati nel novembre 2025

Un altro passaggio delicato dell’intervista ha riguardato la documentazione scientifica relativa agli accertamenti.

Garofano ha raccontato che, quando si presentò davanti al pubblico ministero, non portò con sé i dati completi delle analisi.

Secondo la sua spiegazione, il compito di un consulente consiste nel riferire al magistrato una sintesi dei risultati del lavoro svolto, mantenendo a disposizione la documentazione tecnica.

L’ex comandante ha affermato che i dati relativi agli accertamenti furono successivamente forniti nel novembre 2025.

Ha però ribadito che gli stessi elementi erano già stati messi a disposizione dei consulenti delle parti.

Per sostenere questa ricostruzione, Garofano ha richiamato alcuni verbali risalenti al 17, 24 e 25 settembre, oltre alla testimonianza del dottor Capra.

Secondo l’ex generale, questi elementi dimostrerebbero che, con ogni probabilità, tutti i consulenti avevano potuto prendere visione delle attività svolte fino a quel momento.

Resta quindi centrale la distinzione tra la disponibilità dei dati per i consulenti e la loro successiva trasmissione formale nell’ambito degli accertamenti giudiziari.

L’ipotesi dello scambio di campioni: «Assolutamente no»

Nel corso dell’intervista è stata affrontata anche un’altra questione: la possibilità che durante le operazioni di laboratorio si fosse verificato uno scambio di campioni.

Anche in questo caso, Garofano ha respinto categoricamente l’ipotesi.

«No, assolutamente no», ha risposto a Bruno Vespa.

L’ex comandante ha quindi escluso, nella propria ricostruzione, che i risultati degli esami sul pedale potessero essere spiegati da un errore di identificazione del materiale analizzato.

La sua posizione rimane quella di una piena difesa delle procedure seguite dal Ris e delle valutazioni scientifiche formulate all’epoca.

Il delitto di Garlasco e le nuove contestazioni sulle vecchie indagini

Le dichiarazioni di Luciano Garofano arrivano mentre il caso Garlasco è tornato al centro dell’attenzione giudiziaria e mediatica.

Chiara Poggi venne uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco, in provincia di Pavia.

Per il delitto è stato condannato in via definitiva l’allora fidanzato Alberto Stasi.

Le nuove indagini della Procura di Pavia, che riguardano Andrea Sempio, hanno riaperto il confronto pubblico su diversi elementi scientifici acquisiti durante le prime investigazioni.

Tra questi figurano proprio le analisi genetiche, le impronte e le modalità con cui furono interpretati alcuni reperti.

L’esistenza della nuova inchiesta non modifica automaticamente la condanna definitiva di Stasi e non costituisce una prova di responsabilità nei confronti di Sempio, che gode della presunzione di innocenza.

In questo contesto, Garofano ha scelto di intervenire per respingere le accuse rivolte al lavoro degli investigatori.

Il punto sul quale l’ex comandante del Ris non intende arretrare è la correttezza delle analisi effettuate all’epoca. A distanza di diciannove anni dal delitto, Garofano continua a sostenere che il profilo genetico individuato sul pedale fosse attribuibile a Chiara Poggi, pur precisando che non si trattava di sangue, ed esclude che vi siano stati scambi di campioni o errori tali da compromettere il lavoro svolto.

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