
Papa Leone XIV è di buon umore e il decorso post-operatorio procede regolarmente, ma la strada verso il pieno recupero potrebbe essere più lunga del previsto. Dal Policlinico Gemelli arrivano segnali incoraggianti dopo l’intervento chirurgico per la rimozione di un tumore maligno al polmone destro, ma la prudenza resta d’obbligo. Il Pontefice ha trascorso una notte tranquilla, ha mangiato, celebrato la messa e mosso i primi passi nella sua stanza. Progressi importanti, che tuttavia non cancellano le incognite sui tempi della convalescenza e sulla possibilità di riprendere a breve un’agenda internazionale particolarmente impegnativa.
Il principale interrogativo riguarda il viaggio apostolico in Sudamerica, programmato dal 6 al 17 novembre tra Uruguay, Argentina e Perù. La visita, alla quale Prevost tiene particolarmente, potrebbe subire modifiche o essere cancellata proprio a causa della necessità di concedere al Papa il tempo necessario per ristabilirsi. A confermare che l’ipotesi è concreta è stata la presidente peruviana Keiko Fujimori, che ha riconosciuto come il recupero possa richiedere «diverse settimane più del previsto». Il Vaticano, per ora, mantiene la cautela e non scioglie le riserve. Ma tra la complessità dell’operazione, le terapie da definire e le esigenze di una convalescenza adeguata, il calendario delle prossime settimane appare tutt’altro che scontato.

A fare il punto sulle condizioni del Pontefice sono stati i medici del Gemelli, che hanno confermato la regolarità del decorso post-operatorio. Gli esami del sangue e la radiografia del torace eseguiti nella mattinata di ieri hanno dato risultati rassicuranti: «I valori sono nella norma per il tipo di intervento eseguito». Il quadro clinico, dunque, non presenta al momento segnali di complicazioni e l’evoluzione segue le attese dell’équipe sanitaria. Resta però una distinzione fondamentale: un decorso regolare non significa un recupero rapido. Dopo un intervento di questa portata, saranno gli esami successivi e la risposta dell’organismo a indicare quando Leone XIV potrà tornare progressivamente alle attività ordinarie.
Il Papa ha affrontato le prime ore dopo l’operazione con un atteggiamento positivo. Ha trascorso una notte tranquilla, fatto colazione e consumato regolarmente anche il pranzo e la cena. Nella stanza del Gemelli ha inoltre compiuto qualche passo, ha concelebrato la messa e ha iniziato la fisioterapia respiratoria, un passaggio importante nel percorso di recupero dopo la chirurgia polmonare. I segnali sono incoraggianti, ma il lavoro da fare resta significativo. La riabilitazione, infatti, dovrà procedere in modo graduale, tenendo conto delle condizioni generali del Pontefice e delle necessità legate all’intervento. La priorità, in questa fase, è consolidare i progressi senza forzare i tempi.

L’operazione, eseguita martedì pomeriggio, ha comportato l’asportazione del lobo inferiore del polmone destro, interessato da un adenocarcinoma polmonare. La presenza del nodulo era stata individuata in una fase iniziale e in un’area ben localizzata, come lo stesso Leone XIV aveva spiegato ai fedeli durante l’Angelus di domenica. La diagnosi era stata approfondita attraverso una broncoscopia robotica con biopsia, una Tac toracica con mezzo di contrasto e una Pet. Il successivo esame istologico ha confermato la natura maligna della lesione. La scelta di intervenire tempestivamente ha portato quindi alla rimozione della parte di polmone interessata, mentre gli accertamenti successivi contribuiranno a stabilire quali terapie siano necessarie e quali saranno i tempi effettivi della convalescenza.
È proprio l’incertezza sulle prossime tappe cliniche a rendere difficile qualsiasi previsione sul rientro alla piena attività. Le terapie e la durata del recupero devono ancora essere definite sulla base dei risultati degli esami e dell’evoluzione delle condizioni del Papa. Per il momento, l’indicazione comunicata dal Vaticano resta quella di una degenza di circa una settimana dal ricovero. Ma il ritorno in Vaticano non coinciderà necessariamente con la ripresa immediata di tutti gli impegni pubblici e istituzionali. Il Pontefice dovrà recuperare energie e capacità respiratoria, seguendo le indicazioni dei medici. È questo il nodo che pesa maggiormente sul calendario: non soltanto superare la fase ospedaliera, ma raggiungere condizioni compatibili con giornate lunghe, spostamenti continui e appuntamenti ravvicinati.
Il viaggio in Sudamerica rappresenta, da questo punto di vista, una sfida particolarmente impegnativa. Il programma prevede dodici giorni di visite tra Uruguay, Argentina e Perù, per un percorso complessivo di circa 31 mila chilometri, con una ventina di trasferimenti tra aerei ed elicotteri. A rendere il tour ancora più complesso è la tappa di Cuzco, nelle Ande peruviane, a circa 3.400 metri di altitudine. Uno scenario che richiederebbe al Papa uno sforzo considerevole proprio mentre dovrebbe essere impegnato nel recupero dopo un intervento al polmone. Non stupisce, quindi, che l’ipotesi di un rinvio o di una cancellazione stia acquistando peso, nonostante il forte valore personale e pastorale che la missione riveste per Prevost.
A sottolineare la delicatezza della situazione è stata Keiko Fujimori, presidente del Perù, il Paese in cui Leone XIV ha trascorso vent’anni come missionario e poi vescovo. «Aspettiamo qualsiasi comunicazione del Vaticano perché capiamo che il suo recupero durerà diverse settimane più del previsto e che ci potrebbe essere un cambio nel calendario della sua visita», ha dichiarato. Le sue parole fotografano una consapevolezza ormai diffusa: il viaggio potrebbe non svolgersi secondo il programma originario. Il Pontefice aveva manifestato pubblicamente il desiderio di recarsi in Perù e domenica, dopo aver annunciato l’intervento, aveva ringraziato un gruppo di fedeli per le preghiere in vista della visita. Ma l’affetto per quel Paese non può prevalere sulle valutazioni mediche, che saranno determinanti per ogni decisione.
Nel frattempo, resta aperta anche la questione dell’incontro interreligioso per la pace previsto ad Assisi il 27 ottobre, un appuntamento molto più vicino nel calendario ma comunque delicato alla luce della convalescenza. Dal Vaticano, per ora, filtra prudenza: ogni valutazione sarà fatta sulla base dell’evoluzione clinica. Leone XIV ha intanto continuato a seguire, per quanto possibile, gli impegni della Chiesa, facendo arrivare un messaggio ai vescovi che hanno concluso in Vaticano un incontro dedicato alla famiglia. «A suo tempo offrirò le mie riflessioni», ha scritto, concludendo con un invito alla preghiera: «Vi chiedo di pregare per me, come io faccio per voi». Un messaggio sobrio, che restituisce l’immagine di un Papa desideroso di restare vicino alla propria missione, ma chiamato ora a rispettare i tempi della guarigione. Il recupero viene prima di tutto: il Sudamerica può attendere, se le condizioni cliniche lo renderanno necessario.


