
C’è un numero che sta facendo tremare tutti i partiti, ed è l’uno per cento. La differenza tra vincere le elezioni e perderle è diventata così sottile che anche il più piccolo cespuglio può spostare l’equilibrio della foresta.
Perché l’uno per cento ora vale oro
La quasi parità tra le due coalizioni – confermata da ogni sondaggio – sta producendo un effetto speculare. Di qua e di là. Si è capito, cioè, che sono decisivi anche i partiti più piccoli, visto che la differenza tra vincere e perdere è di uno o due punti.
Di più: si è capito che possono essere proprio loro a fare la differenza, dal momento che la distanza tra le due coalizioni è un soffio. Da qui il corteggiamento delle liste di centro. A essere onesti, più nel centrodestra che nel centrosinistra. Perché a sinistra, invece, proprio i partiti di centro stanno diventando l’ennesima occasione di litigio.
È in questo scenario che si inserisce la mossa più sorprendente delle ultime ore, quella che riguarda i Libdem di Luigi Marattin.
L’accordo con De Luca e l’interesse per Marattin
A destra, dove i problemi sono altri rispetto alle liti del campo largo, è cominciato il corteggiamento. Da qui l’accordo di Giorgia Meloni con Cateno De Luca. E, ancora più recente, l’interessamento proprio per i Libdem di Luigi Marattin.
Il deputato, interpellato da Libero, nega che il dialogo con la maggioranza sia così avanti. Ma non smentisce di guardare più a destra che a sinistra. Anzi, lo rivendica.
«Da quando siamo nati, cioè 18 mesi fa – spiega a Libero – noi portiamo avanti una visione liberale: meno Stato e più libertà, tagli alla spesa per abbassare le tasse, concorrenza e liberalizzazioni, nucleare, riforma della scuola – continua Marattin – difficilmente si possono fare nel centrosinistra, visto il mutamento culturale di quello schieramento».
Un messaggio chiarissimo: la sua agenda programmatica ha più punti di contatto con il centrodestra che con il centrosinistra attuale, percepito come sempre più spostato a sinistra sui temi economici e culturali.
Lo strappo con Calenda è definitivo
Ci sarebbe il centro, quello che Carlo Calenda e Pina Picierno stanno organizzando. Ma, sempre secondo le voci di corridoio, i rapporti tra Marattin e Calenda sono precipitati. E non da ieri.
Continua Marattin: «Se si vogliono fare queste cose al centro, abbiamo sempre detto che non vogliamo essere annessi in Azione (che da sola non ha la capacità di superare il 3%), ma fare insieme un soggetto nuovo, forte e contendibile. E questo continuiamo a pensare, anche se al centro al momento non sembra essere questo l’orientamento prevalente».
Tradotto: sarebbe anche pronto a fare qualcosa con Calenda, ma se Calenda vuole limitarsi ad annettere Marattin, continuando a guidare lui, tanti saluti.
«Per il resto – aggiunge – chiunque voglia discutere con noi di quei temi, ci siamo. Che sia Avs, o il centrodestra!». Gli torniamo a chiedere di Calenda, se proprio esclude un dialogo con Azione e la formazione di Picierno. Risponde: «Calenda l’altro ieri ha pubblicato una foto con la Picierno che diceva «al lavoro per appuntamenti futuri». Quindi segnalava la volontà chiara di lasciarci fuori. Noi non rompiamo con nessuno, andiamo dove non siamo ospiti indesiderati». E in mezzo alla coppia Calenda-Picierno – sottinteso – è chiaramente indesiderato. Ancora: «Calenda sembra avere un’idea di terzo polo diversa dalla nostra: “Venite in Azione e risolvo tutto io”».
Cosa succede ora
Se l’approdo in Forza Italia dovesse concretizzarsi, per il centrodestra sarebbe un colpo doppio: togliere un tassello al centro e aggiungerlo alla propria coalizione, proprio nel momento in cui ogni decimale pesa come un macigno. E per Marattin, sarebbe la possibilità di portare la sua agenda liberale in una maggioranza dove, numeri alla mano, avrebbe più chance di vederla realizzata.


