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Tortona, uccide la figlia di 3 anni e tenta il suicidio: ora la notizia dalla madre in carcere

Pubblicato: 24/10/2026 19:57

Resta in carcere Viktorija, la donna russa di 30 anni accusata di aver ucciso a coltellate la figlia Alessandra Lucia, di poco più di tre anni, nella loro abitazione a Tortona, in provincia di Alessandria. Il giudice per le indagini preliminari Riccardo Ghio ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere, accogliendo la richiesta della Procura. Durante l’udienza di convalida, la donna si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Secondo quanto riferito dalla sua avvocata, Federica Tartara, dopo aver colpito la bambina avrebbe tentato anche di togliersi la vita. Nell’appartamento gli investigatori hanno trovato un manoscritto in lingua russa, il cui contenuto non è stato reso noto.

Alessandra Lucia uccisa a tre anni: la tragedia nella notte a Tortona

Il dramma si è consumato nella notte tra giovedì 22 e venerdì 23 ottobre, all’interno di un appartamento di co-housing sociale nel centro storico di Tortona.

Nell’alloggio vivevano Viktorija e la figlia Alessandra Lucia, una bambina di poco più di tre anni. La donna, di origine russa, si era separata dal compagno italiano, padre della piccola.

Secondo la ricostruzione investigativa, la trentenne avrebbe accoltellato la figlia all’interno dell’abitazione, provocandone la morte.

Sarebbe stata la stessa madre a chiamare il numero unico di emergenza 112, facendo intervenire i soccorritori.

Dopo l’arresto, avvenuto venerdì, Viktorija è stata trasferita nel carcere di Vercelli.

«Ha tentato di togliersi la vita»: il racconto dell’avvocata

A fornire nuovi dettagli sulle ore della tragedia è stata Federica Tartara, legale della donna.

Secondo l’avvocata, dopo aver colpito la figlia, Viktorija avrebbe rivolto la violenza anche contro sé stessa, tentando il suicidio.

«La signora non è in condizioni psicofisiche per sostenere un interrogatorio», ha spiegato Tartara dopo l’udienza di convalida.

La difesa valuterà in un secondo momento se chiedere al pubblico ministero di ascoltare la donna.

La legale ha descritto il contesto in cui sarebbe maturata la tragedia come una situazione di profonda sofferenza personale.

«Si tratta di una tragedia nata in una situazione di grande solitudine e disperazione: il gesto estremo contro la figlia è stato rivolto da Viktorija, quella notte, anche verso sé stessa».

Si tratta della ricostruzione fornita dalla difesa, mentre le circostanze e le motivazioni dell’accaduto restano oggetto degli accertamenti giudiziari.

Il manoscritto in russo trovato nell’appartamento

Tra gli elementi emersi nelle ore successive alla morte della bambina c’è anche il ritrovamento di un manoscritto in lingua russa all’interno dell’abitazione.

A riferirlo è stata ancora l’avvocata Tartara, precisando che il documento sarebbe stato trovato dalle persone intervenute nell’appartamento dopo la telefonata al 112.

Non è stato chiarito che cosa contenga il testo né quale eventuale rilevanza possa avere per l’indagine.

La barriera linguistica rappresenta inoltre una difficoltà nei colloqui con la donna.

«Purtroppo, la donna non parla neanche bene l’italiano e le conversazioni con lei, compresi i miei colloqui, richiedono l’interprete», ha spiegato la legale.

La separazione, la disputa per l’affidamento e la denuncia archiviata

Dalle informazioni fornite dalla difesa emerge anche una situazione familiare complessa.

Viktorija viveva separata dal compagno italiano e tra i due sarebbe esistita una contrapposizione conflittuale legata all’affidamento della figlia.

Nella storia della coppia figura inoltre una precedente denuncia per violenza domestica, relativa a un procedimento successivamente archiviato.

Prima di trasferirsi a Tortona, la trentenne aveva soggiornato in una struttura di accoglienza a Voghera, nella vicina provincia di Pavia.

Successivamente era stata ospitata nell’alloggio di co-housing sociale dove si è consumata la tragedia.

Secondo l’avvocata, per comprendere pienamente il contesto familiare sarà necessario approfondire le vicende personali e giudiziarie che hanno preceduto la morte della bambina.

«Si sentiva sola e abbandonata»: la ricostruzione della difesa

Federica Tartara ha descritto la propria assistita come una donna priva di una rete familiare e sociale su cui fare affidamento.

«La sua è la storia di una donna che si è sentita sola, abbandonata», ha dichiarato.

Poi ha aggiunto: «Nessun lavoro, nessun familiare vicino, nessuna persona stretta di riferimento».

La difesa ritiene quindi necessario ricostruire con attenzione il percorso personale della trentenne, senza anticipare conclusioni sulle ragioni del gesto.

Intanto, il gip Riccardo Ghio ha accolto la richiesta della Procura di Alessandria, disponendo la permanenza della donna in carcere.

Viktorija resta indagata per l’uccisione della figlia Alessandra Lucia, mentre gli investigatori proseguono gli accertamenti per chiarire la dinamica e il contesto della tragedia. La convalida dell’arresto e la custodia cautelare non costituiscono una dichiarazione definitiva di colpevolezza.

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Ultimo Aggiornamento: 24/10/2026 19:58

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