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Bob Dylan va dal Papa in felpa e cappuccio: il Nobel che se ne infischia del dress code

Pubblicato: 06/11/2026 22:05

Ci sono persone che, prima di essere ricevute dal Papa, passano ore a scegliere l’abito giusto. E poi c’è Bob Dylan. Il leggendario cantautore americano, 85 anni, premio Nobel per la Letteratura, si è presentato mercoledì 4 novembre davanti a Leone XIV con una felpa nera, il cappuccio ben calato sulla testa, guanti neri, cappotto scuro e un ombrello in mano. Un abbigliamento che sembrava più adatto a una passeggiata sotto la pioggia che a un’udienza privata nel Palazzo Apostolico. Ma Dylan è Dylan. E probabilmente è proprio questo il motivo per cui nessuno si è sognato di chiedergli di cambiarsi.

Le immagini dell’incontro sono uno spettacolo nello spettacolo. Da una parte il Pontefice, impeccabile nella sua veste bianca, dall’altra un signore dall’aria misteriosa, interamente vestito di nero, che sembra appena uscito da un film di spionaggio. Il contrasto è irresistibile. Il Papa rappresenta duemila anni di tradizione, Dylan sessant’anni di anticonformismo. E a giudicare dalle fotografie nessuno dei due ha intenzione di rinunciare al proprio stile. Del resto, dopo aver rivoluzionato la musica mondiale, attraversato generazioni e ricevuto persino un Nobel, dover rispettare un dress code deve sembrare a Dylan una richiesta piuttosto eccentrica.

Dal cappello da cowboy al cappuccio nero

C’è anche un precedente che rende la scena ancora più divertente. Nel 1997 Dylan incontrò Giovanni Paolo II a Bologna, durante il Congresso eucaristico nazionale. Allora aveva un vistoso cappello da cowboy, che si tolse rispettosamente prima di salutare il Pontefice. Ventinove anni dopo, il cappello è scomparso, sostituito da un cappuccio che Dylan ha deciso di tenere ben saldo sulla testa. Evidentemente il tempo passa, le mode cambiano e anche le convenzioni possono essere riviste. Almeno quelle del guardaroba.

Naturalmente l’incontro non è stato soltanto una curiosità di costume. Leone XIV conosce e apprezza la musica del cantautore e aveva già citato un suo testo contro la bomba atomica in una riflessione sul disarmo. Il Papa ha regalato a Dylan un rosario, mentre il musicista ha ricambiato con una copia della propria autobiografia, Chronicles – Volume 1. Un incontro breve, cordiale, organizzato anche grazie al gesuita Antonio Spadaro, alla vigilia del concerto romano del cantautore. Eppure, nell’epoca delle immagini che fanno il giro del mondo, a rubare la scena sono stati soprattutto quella felpa e quel cappuccio.

Qualcuno ha trovato l’abbigliamento poco rispettoso, altri si sono divertiti a commentare l’insolita apparizione. Ma forse la spiegazione è molto più semplice. Bob Dylan non si è vestito in modo strano per andare dal Papa. Si è vestito esattamente come Bob Dylan. Un uomo che non ha mai amato le cerimonie, le etichette e le aspettative degli altri. Persino quando nel 2016 gli assegnarono il Nobel per la Letteratura, non si presentò a Stoccolma per ritirarlo. In fondo Leone XIV può considerarsi fortunato: stavolta Dylan non soltanto si è presentato, ma ha anche portato un regalo. E se qualcuno pensava di fargli togliere il cappuccio, avrebbe dovuto ricordare una delle sue canzoni più celebri: The Times They Are A-Changin’. I tempi cambiano. Anche in Vaticano.

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