
Poste Italiane ha chiuso una fase di forte crescita e ha assunto il controllo di TIM, ma adesso una parte dei risultati raggiunti deve tradursi in riconoscimenti economici, partecipazione alle decisioni e nuove assunzioni. È il messaggio lanciato da Raffaele Roscigno, segretario generale di SLP-CISL e vicepresidente di UNI Europa, che indica le priorità del confronto con l’azienda per gli ultimi mesi del 2026.
Al centro delle richieste sindacali c’è innanzitutto un premio aggiuntivo da riconoscere ai dipendenti entro la fine dell’anno, senza rinviare la decisione alla primavera o al prossimo piano industriale. Ma il confronto riguarda anche la partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa, l’impatto dell’intelligenza artificiale, la riorganizzazione degli uffici postali e del recapito, le stabilizzazioni e il ricambio occupazionale legato alle migliaia di uscite previste nei prossimi anni.
Un premio aggiuntivo dopo i risultati di Poste
La prima rivendicazione riguarda la distribuzione di una parte dei risultati economici ottenuti dal gruppo. Il sindacato ricorda che sul Premio di Risultato 2025-2026 è già stato raggiunto un accordo che ha introdotto l’incremento più consistente realizzato finora nel sistema premiante di Poste Italiane. L’intesa prevede una componente economica e una quota di welfare utilizzabile, tra l’altro, per spese, carburante, bollette, affitto e interessi sul mutuo.
Secondo SLP-CISL, tuttavia, la crescita registrata dall’azienda e l’ampliamento del perimetro industriale rendono necessario un ulteriore riconoscimento. La richiesta è stata presentata unitariamente dai sindacati a settembre e rimane sul tavolo. L’obiettivo è arrivare a un’intesa prima della chiusura dell’esercizio, affinché il premio conservi un legame immediato con i risultati prodotti dai dipendenti.
Per Roscigno, un riconoscimento erogato troppo tardi perderebbe gran parte del proprio significato. La posizione del sindacato è che i lavoratori abbiano contribuito direttamente alla crescita del gruppo, alla trasformazione dei servizi e alla stabilità aziendale. Di conseguenza, una parte del valore creato dovrebbe essere redistribuita rapidamente, senza attendere l’elaborazione del prossimo piano industriale.
Poste e TIM, la partecipazione diventa decisiva
L’acquisizione del controllo di TIM apre una fase completamente nuova. Poste Italiane è arrivata a detenere circa l’86,95% del capitale della società di telecomunicazioni e ha avviato l’attività di direzione e coordinamento. La nascita di un gruppo integrato, attivo nei servizi postali, finanziari, assicurativi, logistici e nelle telecomunicazioni, aumenta le opportunità industriali ma pone anche nuove questioni organizzative e occupazionali.
SLP-CISL chiede che le sinergie con TIM vengano discusse attraverso un sistema strutturato di relazioni industriali. Il sindacato punta alla presenza dei rappresentanti dei lavoratori negli organismi nei quali vengono assunte le decisioni, a strumenti di consultazione sulle strategie del gruppo e a una partecipazione stabile agli utili prodotti.
La base normativa è la legge 76 del 2025, entrata in vigore il 10 giugno dello scorso anno, che disciplina la partecipazione gestionale, economica, finanziaria, organizzativa e consultiva dei lavoratori. Secondo Roscigno, Poste possiede le caratteristiche per diventare un modello nazionale: grandi dimensioni, controllo pubblico e una lunga tradizione di confronto sindacale.
La partecipazione, nella visione di SLP-CISL, non deve sostituire la contrattazione collettiva, ma rafforzarla. Le scelte strategiche legate alla nuova configurazione del gruppo dovrebbero quindi essere accompagnate da regole scritte, garanzie occupazionali e meccanismi capaci di coinvolgere concretamente chi lavora.
Intelligenza artificiale, il cambiamento deve passare dal confronto
Un altro terreno decisivo è quello dell’intelligenza artificiale, già presente negli uffici postali, nei centri di smistamento e nella gestione dei dati. Con l’ingresso di TIM nel perimetro del gruppo, l’utilizzo di sistemi automatizzati e algoritmi è destinato ad aumentare ulteriormente.
Il sindacato non propone di fermare l’innovazione, ma chiede che ogni trasformazione venga preceduta da un confronto sulle conseguenze per l’organizzazione del lavoro. Formazione, trasparenza nell’utilizzo dei dati e tutela dei dipendenti vengono indicate come condizioni essenziali affinché la tecnologia produca benefici senza determinare nuove forme di esclusione o una riduzione incontrollata dell’occupazione.
Il tema sarà al centro del convegno “Dalle lettere agli algoritmi”, previsto il 13 novembre a Paestum durante il Campo Scuola nazionale di SLP-CISL. L’evento dovrebbe riunire circa mille persone, insieme a rappresentanti del governo, del Parlamento, dell’azienda e del sindacato. Tra gli ospiti annunciati figurano il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, la segretaria generale della CISL Daniela Fumarola e i vertici di Poste Italiane.
Recapito e uffici postali, il nodo della riorganizzazione
Restano aperti anche i cantieri relativi al recapito e alla riorganizzazione di Mercato Privati, la struttura che comprende la rete degli uffici postali. Secondo SLP-CISL, il nuovo modello del recapito potrà funzionare soltanto se sarà sostenuto da assunzioni adeguate e da una gestione più efficiente degli immobili.
Il sindacato segnala il rischio che lavori rinviati, sedi non ancora operative e previsioni sbagliate sui tempi finiscano per ricadere sui portalettere. Locali inadeguati e spostamenti organizzati senza una programmazione coerente possono compromettere anche i progetti industriali più ambiziosi.
Per Mercato Privati, l’accordo raggiunto il 12 ottobre ha rinviato al 1° gennaio l’introduzione dei nuovi cluster, ottenendo anche alcune garanzie per i direttori interessati dalla ricollocazione, 150 automobili aggiuntive, un tavolo sul carburante e la revisione delle prime descrizioni dei nuovi ruoli. La riorganizzazione riguarda più di mille uffici e, secondo il sindacato, dovrà procedere per fasi, verificando gli effetti di ogni passaggio prima di avviare quello successivo.
Migliaia di uscite, servono assunzioni e stabilizzazioni
La questione più importante rimane quella delle politiche attive del lavoro. Nei prossimi anni migliaia di dipendenti lasceranno Poste Italiane e il sindacato teme che il ricambio non avvenga con la velocità necessaria. Senza nuove entrate, le riorganizzazioni rischiano di trasformarsi in una riduzione degli organici, aumentando i carichi di lavoro per chi rimane.
SLP-CISL chiede un programma che comprenda nuove assunzioni, stabilizzazioni dei lavoratori a tempo determinato, trasformazioni dei contratti da part-time a tempo pieno e procedure di mobilità capaci di riavvicinare alla propria residenza chi oggi lavora lontano. A queste misure dovrebbe affiancarsi un piano di riqualificazione professionale verso i nuovi ruoli che nasceranno negli uffici e dalle sinergie con TIM.
Per il sindacato, un accordo sull’occupazione può considerarsi realizzato soltanto quando i lavoratori firmano effettivamente i contratti. Servono quindi scadenze verificabili, perché l’annuncio di un piano di assunzioni non è sufficiente se le procedure si prolungano e le carenze di personale restano irrisolte.
Il monito ai vertici di Poste Italiane
Roscigno riconosce che durante i nove anni di Matteo Del Fante alla guida di Poste si è consolidato un rapporto basato sul confronto e sulla responsabilità reciproca. Il sindacato rivendica di avere accompagnato trasformazioni importanti, garantendo stabilità anche durante passaggi industriali complessi come l’acquisizione di TIM.
Quella stabilità, tuttavia, non viene considerata una concessione permanente. SLP-CISL avverte che le relazioni industriali non possono essere ridimensionate proprio mentre il gruppo attraversa una delle trasformazioni più rilevanti della propria storia. “Le relazioni industriali non sono una concessione”, è il principio ribadito dal segretario generale.
Il sindacato respinge inoltre l’ipotesi di trasferire in Poste modelli di confronto adottati in altre aziende e ritenuti meno efficaci. L’obiettivo è preservare l’identità industriale e il sistema di relazioni costruito nel tempo, evitando che le decisioni vengano assunte senza un vero coinvolgimento delle organizzazioni dei lavoratori.
Il premio aggiuntivo entro la fine dell’anno e l’apertura di una fase concreta sulla partecipazione rappresentano così i primi banchi di prova. Poste Italiane entra nell’era delle telecomunicazioni con dimensioni e responsabilità maggiori, ma il sindacato chiede che la crescita del gruppo sia accompagnata da occupazione, redistribuzione dei risultati e un ruolo effettivo dei dipendenti nelle scelte che ne determineranno il futuro.


