
Nel pieno delle tensioni che attraversano il mondo della finanza, il fronte politico si trova a gestire una fase di forte contrapposizione. Le reazioni che si moltiplicano nelle ultime ore mostrano un clima acceso, alimentato da posizioni distanti e da una vicenda che continua a sollevare interrogativi. In questo scenario la figura del ministro dell’Economia è diventata il fulcro di un confronto che si sviluppa non solo sul piano istituzionale, ma anche su quello dell’opinione pubblica.
Il dibattito resta caratterizzato da toni severi, con richieste di chiarimento e prese di posizione che alimentano un quadro già complesso. Le forze politiche si muovono tra difese serrate e critiche decise, mentre l’inchiesta giudiziaria prosegue e offre nuovi elementi di riflessione.
Maggioranza compatta a sostegno del ministro

Nel crescente vento di polemiche legato al risiko bancario e all’indagine della procura di Milano sulla vendita del 15% delle azioni Mps da parte del Mef, la maggioranza sceglie di tutelare con decisione il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sottolineandone la correttezza nella gestione del dossier. A intervenire sono soprattutto Forza Italia e Noi moderati, che respingono ogni sospetto e affermano la piena fiducia nel titolare di via XX Settembre.
In questo contesto rimane invece ancora assente la voce di Palazzo Chigi, mentre le opposizioni insistono nel parlare apertamente di bancopoli e nel chiedere che il ministro riferisca alle Camere. Una linea che non accenna a rallentare e che aggiunge ulteriore pressione al quadro politico già teso.
Le accuse dell’opposizione e i nuovi dettagli dell’inchiesta
A sollecitare un’indagine conoscitiva è soprattutto +Europa, con Benedetto Della Vedova che punta il dito contro l’esecutivo criticando l’utilizzo del Golden Power, ritenuto “arbitrario” nel bloccare le mosse di UniCredit. Le opposizioni vedono nella vicenda un segnale d’allarme che merita spiegazioni dettagliate e un confronto trasparente nelle sedi parlamentari.
Nel frattempo emergono nuovi elementi dell’inchiesta, con dichiarazioni che, secondo gli inquirenti, provengono dal direttore generale delle Partecipazioni del Mef e consigliere di Bmps, Stefano Di Stefano. In una telefonata con Alessandro Tonetti, vicedirettore generale di Cdp, Di Stefano descriverebbe l’atteggiamento di Mediobanca come “ostile” all’operazione legata a Monte dei Paschi, un approccio considerato “antigovernativo” e tale da influenzare il clima complessivo.
Le reazioni politiche e la difesa di Giorgetti
Il contenuto della conversazione compare nel decreto di perquisizione dei magistrati che indagano sulla scalata di Mps a Mediobanca riguardante gli imprenditori Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e l’amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio. Sabato sera il Mef aveva ribadito che dal ministro Giorgetti non era arrivata “nessuna ingerenza né interferenza” sia sulla procedura di vendita sia sulle operazioni successive.
A rafforzare questa posizione è intervenuto il vicepresidente del Consiglio e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, che ha definito “fuori luogo” gli attacchi al ministro, riaffermando la sua fiducia “massima” nella gestione del dossier. Una difesa che mira a consolidare la compattezza della maggioranza in una fase particolarmente delicata.
Sulla stessa linea si è espresso il leader di Noi moderati, Maurizio Lupi, che ha definito “vergognose strumentalizzazioni” le accuse avanzate dalle opposizioni. Lupi ha invitato a lasciare che la magistratura svolga il proprio lavoro, criticando chi tenta di utilizzare l’indagine per minare la posizione di uno dei ministri considerati più attivi nella gestione dei fondi pubblici e del debito.


