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“Adesso inginocchiati” scambia un amico della moglie per l’amante: violenza inaudita

Pubblicato: 15/12/2025 09:12

Una vicenda di gelosia e violenza che si è conclusa nelle aule del Tribunale con la condanna di un cinquantasettenne. L’uomo, accusato di tentato omicidio, è stato condannato a quattro anni di reclusione dal giudice dell’udienza preliminare, una pena significativamente inferiore ai nove anni di carcere che erano stati richiesti dalla Procura. La sentenza è stata emessa al termine del rito abbreviato, una procedura che consente, in caso di condanna, una riduzione di un terzo della pena.
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I fatti contestati risalgono al dicembre del 2024, pochi giorni prima delle festività di Natale, e si sono svolti all’interno di un’abitazione situata nel centrale quartiere di San Giovanni a Roma. La ricostruzione processuale ha delineato uno scenario drammatico, scaturito da un’ossessiva quanto infondata convinzione di tradimento.

Un pomeriggio interrotto dalla furia

Secondo quanto emerso durante il processo, la vittima – un uomo la cui identità non è stata rivelata – si trovava in compagnia della moglie dell’aggressore. I due, semplici amici, si erano incontrati per dedicare del tempo allo shopping natalizio, comprare alcuni regali e scambiarsi gli auguri in vista delle imminenti festività. Una volta terminata la loro passeggiata, la donna aveva proposto all’amico di salire in casa sua per bere un caffè e questi aveva accettato l’invito.

Proprio mentre i due si trovavano nell’abitazione, il marito della donna ha fatto rientro inaspettatamente. Vedere l’amico della moglie in casa, in un momento di intimità domestica, ha scatenato nell’uomo un’ira cieca alimentata dal forte sospetto che tra i due vi fosse una relazione sentimentale clandestina. Questa convinzione lo ha spinto a compiere un gesto di inaudita violenza.

L’aggressione e la richiesta di inginocchiarsi

Il cinquantasettenne ha immediatamente rivolto un ordine perentorio alla vittima: “Adesso inginocchiati“. L’amico della moglie, nella speranza di placare la furia dell’uomo e di evitare l’escalation della violenza, ha assecondato la richiesta. Tuttavia, l’atto di sottomissione non ha avuto l’effetto sperato. Anziché calmarsi, l’aggressore si è scagliato con veemenza contro l’uomo indifeso.

L’aggressione è stata brutale. La vittima è stata colpita con calci e pugni, ma l’aggressore ha fatto uso anche di un’arma impropria: un martello. I colpi sono stati inferti con particolare violenza, raggiungendo la vittima anche alla testa e, in particolare, all’altezza della tempia. Il racconto dei fatti evidenzia la determinazione dell’imputato a ferire gravemente l’uomo, se non a causarne la morte.

La vittima, nonostante le gravi lesioni subite, è riuscita fortunatamente a divincolarsi e a darsi alla fuga, cercando rifugio e aiuto presso i vicini di casa. Le sue condizioni sono apparse subito gravissime, rendendo necessario il ricorso a cure mediche urgenti. L’uomo è stato trasportato in codice rosso all’ospedale San Giovanni Addolorata, dove ha ricevuto le necessarie terapie salvavita.

L’arresto e la costituzione di parte civile

Immediatamente dopo l’aggressione, le forze dell’ordine sono intervenute sul luogo dei fatti, bloccando e procedendo all’arresto del cinquantasettenne. L’accusa mossa nei confronti dell’uomo è stata fin da subito quella di tentato omicidio. Come riportato anche da fonti come Il Messaggero, il capo d’imputazione evidenzia che l’aggressore ha “compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionare la morte” della vittima, sottolineando l’intenzionalità e la potenziale letalità dell’azione.

Nel corso del procedimento giudiziario, la vittima ha deciso di costituirsi parte civile, assistita dagli avvocati Angela Porcelli e Svevo Bonomo, per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito della violenza subita. La decisione del giudice del preliminare, pur riducendo sensibilmente la richiesta della Procura, conferma la gravità del reato commesso.

La sentenza mette un punto fermo su un episodio di cronaca nera che ha scosso il quartiere romano di San Giovanni, riportando l’attenzione sul tema della violenza domestica e della gestione della gelosia. La pena di quattro anni di reclusione stabilita per il cinquantasettenne è l’esito di un processo che ha riconosciuto la sussistenza del tentato omicidio, pur tenendo conto dello sconto di pena previsto per la scelta del rito abbreviato.

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