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“No, non farlo”. Tensione in diretta a Mattino 5 sul delitto di Garlasco

Pubblicato: 15/12/2025 15:02
Federica Panicucci

Una nuova perizia, attesa per anni, ha riacceso i riflettori sul delitto di Garlasco e riaperto ferite mai del tutto rimarginate. In studio a Mattino Cinque, il programma di Federica Panicucci su Canale 5, il genetista Pasquale Linarello ha commentato gli ultimi sviluppi sull’omicidio di Chiara Poggi, la 26enne trovata senza vita nella villetta di famiglia il 13 agosto 2007. Un caso che continua a far discutere, nonostante la condanna definitiva dell’ex fidanzato Alberto Stasi, soprattutto dopo la recente riapertura delle indagini.

Linarello ha ricordato il ruolo avuto in passato nelle analisi del Dna, rivendicando come alcune conclusioni oggi al centro del dibattito fossero già state formulate anni fa. “Si tratta di una perizia che tutti aspettavamo, io lo dissi nel 2016, non era sufficiente per qualcuno, e quindi giustamente la procura ha richiesto l’incidente probatorio”, ha dichiarato il genetista, che fu il primo ad associare il Dna di Andrea Sempio alle unghie della vittima. Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi, è tornato così sotto la lente degli inquirenti dopo la riapertura del fascicolo.

La nuova perizia e il ruolo di Linarello

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Federica Panicucci nello studio di Mattino Cinque

Al centro del confronto televisivo c’è la recente relazione del perito Denise Albani, secondo cui vi sarebbe una compatibilità tra il Dna rinvenuto sotto le unghie della 26enne e la linea familiare dell’indagato. Una conclusione che, stando a quanto sostiene Linarello, lui avrebbe già raggiunto nel 2016. Di fronte alle critiche di chi, in passato, aveva definito quella perizia priva di valore, il genetista ha replicato: “È una cosa che sento ora, perché fino a poco tempo fa tutti si aspettavano che il perito si pronunciasse”.

A sostenerlo in studio è intervenuto anche il direttore del settimanale Gente, Brindani, che ha usato parole durissime per descrivere il trattamento riservato al genetista: “Questo signore è stato sbeffeggiato per nove anni, è stato deriso per nove anni, e lui è stato in attesa per tutto questo tempo, ora si sono persi nove anni”. Un’accusa che mette in luce quanto il lavoro degli esperti sul caso Garlasco sia stato al centro di forti polemiche.

Dubbi, prudenza e scontro in studio

Lo studio televisivo di Mattino 5 durante il dibattito sul caso Garlasco

A riportare un clima di maggiore cautela è intervenuta la giornalista Grazia Longo, che ha invitato a non trarre conclusioni affrettate sul nuovo elemento di Dna. “Parliamo però di un test su un Dna parziale e misto”, ha ricordato. Una precisazione che ha spinto Linarello a chiarire meglio la portata scientifica dell’analisi: “Quel Dna non è identificativo, ma possiamo identificare il nucleo familiare: in questo caso quello maschile di Sempio, e certo, possiamo escludere anche altri soggetti collegati al caso”.

Questo passaggio mette in evidenza come, pur non essendo possibile una identificazione diretta e personale, l’esame genetico possa comunque restringere significativamente il campo degli indagati. Un dettaglio tecnico ma decisivo, che alimenta il dibattito sul peso probatorio di questa nuova perizia all’interno del procedimento sul delitto di Garlasco.

Il caso del software “vecchio di 20 anni”

Il confronto in studio si è acceso ulteriormente quando è stato riproposto un precedente intervento del genetista Capra, andato in onda nei giorni precedenti. In quell’occasione, l’esperto aveva criticato apertamente il software utilizzato per l’analisi del Dna, definendolo “vecchio di 20 anni” e quindi, a suo dire, poco attendibile.

Tornato in diretta, Linarello ha risposto con decisione: “Il software utilizzato è ampiamente usufruito da tutti, non è vero che non è attendibile, io ho letto delle relazioni in cui anche il dottor Capra utilizza quel software. I riferimenti si trovano anche sul sito della massima autorità del portale, è vero che è nato 20 anni fa, ma si è evoluto ed è stato implementato nel tempo”. Una replica che smonta le accuse e apre un ulteriore fronte di scontro tra esperti.

Federica Panicucci e il dibattito televisivo sul delitto di Garlasco

Lo scontro tra l’avvocato Gallo e la giornalista Longo

La discussione è proseguita con un nuovo intervento di Grazia Longo, che ha ribadito il proprio atteggiamento prudente. “Io essendo una giornalista non posso certamente espormi… Però voglio sottolineare che questo test si basa su dati statistici”, ha spiegato, ricordando al pubblico la natura probabilistica di questo tipo di analisi scientifiche.

A quel punto è intervenuto in collegamento l’avvocato Gallo, legale di Massimo Lovati, che ha alzato notevolmente i toni: “Però dottoressa Longo lo dica che il collega ha detto una baggianata”. E ancora: “La Longo va a inserirsi in ogni contesto, anche quelli che non la competono, ma adesso non critica la baggianata di Capra”. Lo scambio è rapidamente diventato molto acceso, spostando l’attenzione dal merito delle perizie al confronto personale tra gli ospiti.

Il richiamo di Panicucci e le tensioni sul caso Garlasco

A frenare l’escalation verbale è intervenuta la conduttrice Federica Panicucci, che ha chiesto all’avvocato di moderare i toni e rispettare gli ospiti in studio. “No però, Gallo adesso non attaccare i miei ospiti per favore, stiamo parlando di Capra, restiamo su Capra, che ovviamente può chiamarci in diretta per intervenire e chiarire se lo desidera”, ha detto la presentatrice, cercando di riportare il dibattito sul terreno del confronto tecnico.

L’avvocato, però, ha insistito: “Se questo Capra dice a noi che siamo degli incompetenti in studio, e ci corregge, e poi viene fuori che il software lo usa anche lui, come dovremmo considerarlo questo Capra?”. Un botta e risposta che mostra quanto il caso Garlasco resti, ancora oggi, un terreno di scontro acceso tra esperti, giornalisti e avvocati. A distanza di anni dal delitto, ogni nuovo elemento – come la perizia sul Dna sotto le unghie di Chiara Poggi – continua a riaprire discussioni, polemiche e interrogativi, sia nelle aule di giustizia sia nei salotti televisivi.

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