
Un quadro inquietante di violazione della privacy, abuso tecnologico e sfruttamento illecito delle immagini emerge dall’indagine che ha portato all’arresto di un elettricista e installatore di sistemi di videosorveglianza, accusato di aver trasformato la propria professione in uno strumento di controllo clandestino. L’uomo, secondo quanto accertato dagli investigatori, avrebbe nascosto microcamere all’interno della propria abitazione, in particolare nel bagno, per riprendere le figlie minorenni della compagna, completamente ignare di essere osservate.
Leggi anche: Ragazzina di 13 anni resta incinta del padre e la mamma sapeva tutto, il procuratore: “Va condannato a 10 anni”
Le immagini non sarebbero state episodi isolati. All’interno dei dispositivi sequestrati, infatti, gli inquirenti hanno rinvenuto numerose fotografie e video, non solo delle due ragazzine ma anche di altre vittime inconsapevoli, tutte riprese all’interno delle loro abitazioni. Il materiale risultava accuratamente archiviato, catalogato e classificato per anno e nominativo, segno di una condotta sistematica e protratta nel tempo.
La scoperta e l’avvio delle indagini
A far emergere la vicenda è stata la madre delle due minorenni, che nel mese di settembre, utilizzando il telefono cellulare del compagno, ha scoperto la presenza di immagini compromettenti delle proprie figlie. Di fronte alla gravità di quanto trovato, la donna si è immediatamente rivolta alle forze dell’ordine.
L’attività investigativa è stata affidata ai carabinieri della Sezione cyber del Nucleo investigativo di Trieste, che hanno avviato accertamenti approfonditi sui dispositivi informatici in uso all’uomo. Nel tentativo di sottrarsi alle verifiche, l’indagato avrebbe cercato di distruggere il proprio smartphone, frantumandolo in più parti prima dell’intervento dei militari. Un gesto inutile: grazie alle competenze tecniche degli specialisti, l’intero contenuto del dispositivo è stato recuperato.

Accessi abusivi ai sistemi di videosorveglianza
Durante le perquisizioni domiciliari sono stati sequestrati un nuovo telefono cellulare, hard disk e altri supporti informatici, che hanno permesso di ricostruire ulteriormente le modalità operative dell’indagato. Dall’analisi è emerso che l’uomo aveva installato sul proprio smartphone diverse applicazioni in grado di consentirgli l’accesso da remoto, senza consenso, ai sistemi di videosorveglianza montati nelle abitazioni dei suoi clienti.
Un elemento che aggrava ulteriormente il quadro accusatorio: l’installatore non si sarebbe limitato a osservare, ma avrebbe visualizzato e scaricato immagini in tempo reale, violando in modo sistematico la vita privata delle persone che si erano affidate a lui per la sicurezza domestica.
Le vittime, una volta informate dagli investigatori, hanno formalizzato denuncia, consentendo di delineare un numero più ampio di soggetti coinvolti e di circostanze ancora in fase di approfondimento.

Arresto e misure cautelari
Alla luce degli elementi raccolti, l’uomo è stato arrestato per interferenze illecite nella vita privata. L’Autorità giudiziaria ha inoltre disposto nei suoi confronti una misura cautelare di allontanamento dalla casa familiare, contestandogli anche la detenzione di materiale pedopornografico. Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Trieste.
Le indagini proseguono per accertare eventuali ulteriori responsabilità e verificare se vi siano altre vittime che, al momento, non sono ancora state identificate. Un caso che riaccende l’attenzione sull’uso distorto delle tecnologie di sorveglianza e sulla necessità di controlli rigorosi a tutela della privacy e dei minori.


