
Il silenzio che oggi avvolge i corridoi londinesi ha il peso greve di una perdita irreparabile. Si è spento un uomo che era un autentico manipolatore di sogni e di forme, lasciando un vuoto profondo nel cuore di tutti. Il dolore per la sua scomparsa attraversa generazioni diverse, dai vecchi ribelli del rock fino alle figure istituzionali. La sua assenza priva il mondo della monarchia inglese di quel tocco magico capace di trasformare la fragilità umana in una presenza scenica monumentale, rendendo il panorama creativo contemporaneo decisamente più opaco e privo di quel bagliore audace che solo lui sapeva sprigionare.
È morto Antony Price
La scomparsa di Antony Price segna la fine di un’era per la moda internazionale e britannica. Il leggendario designer si è spento a Londra all’età di ottanta anni, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo dello stile ultra glam. La sua carriera è stata una parabola straordinaria che ha unito l’estetica ribelle del rock alla raffinatezza aristocratica, trasformandolo in un vero e proprio architetto dell’immagine contemporanea. Price non era semplicemente un sarto, ma un visionario capace di plasmare l’identità visiva di intere decadi, influenzando profondamente il modo in cui percepiamo il glamour maschile e femminile. La sua eredità si estende dai palchi fumosi degli anni sessanta fino ai palazzi reali, dimostrando una versatilità tecnica e creativa che pochi altri stilisti hanno saputo eguagliare nel corso della storia moderna.

Dalle origini nello yorkshire al debutto londinese
Nato a Keighley, nella contea dello Yorkshire, Antony Price manifestò precocemente un talento fuori dal comune che lo spinse ad abbandonare la provincia per cercare fortuna nella capitale britannica. Il suo percorso formativo si consolidò presso il prestigioso Royal College of Art durante i mitici anni sessanta, un periodo in cui Londra stava diventando il centro pulsante della cultura giovanile mondiale. Il suo ingresso ufficiale nel settore avvenne attraverso il marchio Stirling Cooper, dove si distinse immediatamente per la capacità di reinterpretare il menswear con un taglio audace e provocatorio. Fu proprio in questo contesto che realizzò uno dei capi più celebri della storia della musica: i pantaloni ultra aderenti indossati da Mick Jagger durante il tour americano dei Rolling Stones nel millenovecentosessantanove, immortalato nel documentario Gimme Shelter. Questo incarico segnò l’inizio di un legame indissolubile tra la sua creatività e le più grandi icone del rock.
Negli anni settanta Price divenne il principale architetto del movimento glam rock, collaborando strettamente con Bryan Ferry e i Roxy Music. Il suo contributo non si limitò alla creazione dei costumi di scena, ma si estese alla direzione artistica di ben otto copertine della band, trasformando ogni disco in un manifesto estetico. Egli fu il creatore del look delle celebri Roxy girls, vestendo donne di incredibile fascino come Amanda Lear e Jerry Hall. La sua visione fondeva elementi di fantascienza, vecchio glamour hollywoodiano e feticismo sartoriale, creando un ibrido visivo che appariva allo stesso tempo futuristico e nostalgico. In questo periodo Price ideò anche la rivoluzionaria t-shirt maschile con maniche a cappuccio per Lou Reed, visibile sulla leggendaria copertina dell’album Transformer del millenovecentosettantadue, un capo che ridefinì la silhouette maschile dell’epoca.
La maestria di Antony Price nell’arte della costruzione sartoriale gli valse il celebre soprannome di chirurgo dell’abito. Questa definizione derivava dalla sua capacità quasi medica di intervenire sulle forme del corpo umano attraverso l’uso sapiente di stecche, corsetti e tagli strutturati. Le sue creazioni erano celebri per le spalle ampie e la vita strettissima, una forma a clessidra maschile che esaltava la potenza e l’eleganza di chi le indossava. Questa precisione tecnica fu messa al servizio di artisti come David Bowie e i Duran Duran, definendo il look degli anni ottanta caratterizzato da completi dal taglio netto e impeccabile. Price sapeva come manipolare i tessuti per creare armature di tessuto che conferissero sicurezza e carisma, trasformando i suoi clienti in divinità del palcoscenico. La sua abilità nel passare dal menswear al womenswear era totale, permettendogli di creare abiti da sera mozzafiato che sembravano scolpiti direttamente sulla pelle.
Dalle passerelle pop alla corte reale
Nonostante le sue radici affondassero nella cultura pop più trasgressiva, Antony Price seppe conquistare anche gli ambienti più istituzionali e conservatori. Negli ultimi anni della sua carriera è stato infatti il punto di riferimento stilistico fondamentale per la Regina Camilla. Il designer ha saputo adattare il suo occhio clinico per la silhouette alle esigenze della nobiltà, realizzando per lei numerosi capi su misura che ne hanno valorizzato l’immagine pubblica. Tra i suoi lavori più significativi per la corona figurano i look creati per il primo tour ufficiale negli Stati Uniti di Camilla in veste di Duchessa di Cornovaglia nel duemilacinque. Questo passaggio dalle tute di scena dei Rolling Stones ai completi per la famiglia reale testimonia l’incredibile ampiezza del suo talento. Anche grandi dive come Kylie Minogue si sono affidate alla sua mano esperta, così come Jerry Hall, che lo scelse per disegnare l’abito da sposa indossato nel suo matrimonio con Mick Jagger, chiudendo idealmente un cerchio iniziato molti decenni prima.


