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Ucraina, Putin: “Da Kiev apertura al dialogo ma non sui territori. Il nemico si sta ritirando da tutti i settori”

Pubblicato: 19/12/2025 10:51

La guerra in Ucraina torna al centro delle dichiarazioni ufficiali del Cremlino con l’intervento di Vladimir Putin durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno, trasmessa in diretta televisiva. Nel corso dell’appuntamento, inserito nel programma “Risultati dell’anno”, il presidente russo ha delineato la posizione di Mosca sul conflitto, alternando aperture formali al dialogo a una linea ferma sulle questioni territoriali e militari.
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Secondo il leader russo, dalle autorità di Kiev non sarebbe mai arrivata una reale disponibilità a discutere cessioni territoriali, elemento che continua a rappresentare uno dei principali nodi irrisolti del conflitto. Allo stesso tempo, Putin ha sostenuto di cogliere segnali che lascerebbero intendere una possibile disponibilità ucraina ad avviare un confronto, seppur in un quadro che resta segnato da profonde divergenze.

La lettura del Cremlino sulle responsabilità del conflitto

Nel ripercorrere le tappe che hanno portato all’attuale scenario, Putin ha richiamato gli eventi del 2022, indicandoli come il momento di rottura definitiva. Nella sua ricostruzione, la crisi avrebbe avuto origine nel Donbass, dove la Russia si sarebbe trovata costretta a riconoscere le entità di Lugansk e Donetsk dopo il mancato ritiro delle forze ucraine e il fallimento dei tentativi di mediazione.

Il presidente russo ha ribadito che, a suo giudizio, le autorità ucraine avrebbero respinto diverse opzioni di soluzione diplomatica, inclusi gli accordi discussi a Istanbul, scegliendo invece di proseguire lungo la strada del confronto armato. Una posizione che, nella narrazione del Cremlino, rafforza l’idea di una responsabilità attribuita interamente a Kiev per la prosecuzione delle ostilità.

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Dialogo possibile, ma senza concessioni territoriali

Pur mantenendo una linea dura, Putin ha introdotto un elemento di apertura, affermando che Mosca intravede segnali di una possibile disponibilità ucraina al dialogo. Un’apertura che, tuttavia, non sembra tradursi in un cambiamento sostanziale della posizione russa sulle questioni territoriali, considerate non negoziabili.

Il messaggio che emerge dalla conferenza è quello di una disponibilità condizionata: il dialogo viene evocato come ipotesi, ma all’interno di un quadro definito e delimitato dalle richieste russe. In questo contesto, la mancanza di concessioni territoriali da parte di Kiev resta, secondo il Cremlino, l’ostacolo principale a qualsiasi avanzamento concreto verso una soluzione pacifica.

La situazione militare e l’iniziativa strategica

Ampio spazio è stato dedicato anche all’andamento delle operazioni sul terreno. Putin ha affermato che l’iniziativa strategica sarebbe ormai passata “completamente” nelle mani delle forze armate russe, sottolineando come il quadro militare stia evolvendo a favore di Mosca. In particolare, il presidente ha citato la liberazione della regione di Kursk come passaggio decisivo in questo processo.

Secondo quanto dichiarato, le truppe ucraine sarebbero in fase di ritirata su più settori del fronte, un elemento che rafforzerebbe la posizione russa sia sul piano militare sia su quello politico. Una lettura che consolida la narrazione del Cremlino su un conflitto in cui la Russia ritiene di aver acquisito un vantaggio decisivo.

Le parole di Vladimir Putin, pronunciate nella cornice solenne della conferenza di fine anno, delineano dunque una linea coerente con le posizioni già espresse nei mesi precedenti: nessuna concessione territoriale, apertura formale al dialogo e rivendicazione di una superiorità strategica sul campo. Un messaggio rivolto tanto all’opinione pubblica interna quanto agli interlocutori internazionali, mentre la guerra in Ucraina continua a segnare gli equilibri geopolitici.

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