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Cina-Taiwan, esercitazioni militari con fuoco vero: Pechino simula il blocco dell’isola

Pubblicato: 29/12/2025 10:56

Cina-Taiwan, Pechino ha avviato nuove esercitazioni militari su larga scala nei pressi di Taiwan, simulando la conquista e il blocco delle aree chiave dell’isola. Un’operazione presentata come un chiaro monito contro le “forze separatiste” e che segna un ulteriore irrigidimento delle tensioni nello Stretto di Taiwan.
Le manovre, denominate “Justice Mission 2025”, coinvolgono esercito, marina, aeronautica e forza missilistica dell’Esercito Popolare di Liberazione. Secondo quanto riferito da Pechino, le esercitazioni includono anche prove con fuoco reale e si svolgeranno nella loro fase principale dalle 08:00 alle 18:00 di martedì, dopo alcune attività preliminari già avviate.
Il Comando del Teatro Orientale, responsabile dell’area dello Stretto di Taiwan, ha definito l’operazione uno “scudo di giustizia”, affermando in un messaggio su Weibo che “tutti coloro che tramano per l’indipendenza saranno annientati quando si scontreranno con lo scudo”.

La risposta di Taiwan: forze in massima allerta

Il Ministero della Difesa di Taiwan ha confermato di aver individuato aerei e navi cinesi nei pressi dell’isola già dalle prime ore di lunedì. In risposta, Taipei ha schierato le proprie forze e i sistemi missilistici, dichiarando uno stato di massima allerta per “difendere Taiwan e proteggere la popolazione”.
L’ufficio presidenziale taiwanese ha duramente criticato le esercitazioni, definendole una sfida alle norme internazionali e un’azione destabilizzante per la sicurezza regionale.

Il nodo Usa-Taiwan e le proteste di Pechino

Le manovre arrivano pochi giorni dopo l’annuncio degli Stati Uniti della vendita a Taiwan di uno dei più consistenti pacchetti di armi degli ultimi anni, per un valore di 11 miliardi di dollari. Una decisione che ha provocato forti proteste di Pechino, culminate con sanzioni contro aziende della difesa statunitensi.
La Cina considera Taiwan una provincia ribelle e accusa Washington di utilizzare l’isola per contenere Pechino, come ribadito dal ministero degli Esteri cinese. “Qualsiasi piano volto a ostacolare la riunificazione della Cina è destinato a fallire”, ha dichiarato il portavoce Lin Jian.

Il messaggio politico: deterrenza e “punizione severa” per Lai Ching-te

Il ministero degli Esteri cinese ha definito le esercitazioni una “severa punizione” contro chi cerca l’indipendenza di Taiwan “attraverso la forza” e ha messo in guardia le “forze esterne” dal sostegno a Taipei. Sebbene Pechino continui a parlare ufficialmente di “riunificazione pacifica”, una legge cinese prevede il ricorso a “mezzi non pacifici” in caso di tentativi di secessione.
La leadership cinese accusa apertamente il presidente taiwanese Lai Ching-te di perseguire l’indipendenza dell’isola. Lai respinge le accuse, sostenendo che Taiwan è già uno Stato sovrano e non ha bisogno di dichiarare formalmente l’indipendenza.
In una recente intervista televisiva, il presidente ha affermato che Taiwan deve “aumentare il costo di qualsiasi tentativo di invasione”, ribadendo l’impegno a mantenere lo status quo senza provocare Pechino, ma sottolineando che la pace si fonda sulla “vera forza”.

Un equilibrio fragile nello Stretto di Taiwan

I sondaggi indicano che la maggioranza dei taiwanesi sostiene lo status quo, senza voler né l’unificazione con la Cina né una dichiarazione formale di indipendenza. Nonostante ciò, dal 2022 Pechino ha intensificato le esercitazioni militari intorno all’isola, spesso in risposta a eventi considerati provocatori, come la visita a Taiwan dell’ex speaker Usa Nancy Pelosi o l’insediamento di Lai nel 2024.
L’ultima esercitazione cinese con fuoco vivo, ad aprile, simulava attacchi contro porti e infrastrutture energetiche. In quell’occasione, Pechino aveva diffuso anche vignette propagandistiche che ritraevano Lai come un “parassita”.
Le manovre di questa settimana sono inoltre le prime sotto la guida di Yang Zhibin, nuovo capo del Comando del Teatro Orientale, insediatosi a ottobre. Parallelamente, anche Taiwan continua a rafforzare le proprie capacità difensive. L’esercitazione Han Kuang di quest’anno, durata dieci giorni, è stata la più grande di sempre. Taipei ha inoltre annunciato investimenti crescenti nella difesa, inclusa la costruzione di un sistema di difesa aerea a “cupola” contro le “minacce ostili”.

Il ruolo del Giappone e le nuove frizioni asiatiche

La crisi coinvolge anche il Giappone. Le relazioni tra Tokyo e Pechino si sono deteriorate dopo che la leader giapponese Sanae Takaichi ha ipotizzato un possibile intervento delle forze di autodifesa in caso di attacco cinese a Taiwan. La Cina ha reagito duramente, arrivando a sconsigliare ai propri cittadini i viaggi in Giappone.
Di recente, Tokyo ha protestato per manovre aggressive dei caccia cinesi, mentre Pechino ha accusato il Giappone di “molestie” durante le proprie esercitazioni. Un quadro che conferma come le tensioni nello Stretto di Taiwan abbiano ormai una dimensione regionale, con potenziali conseguenze ben oltre l’isola.

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