
La testimonianza resa da Edoardo durante la trasmissione Quarto Grado getta una luce inquietante e dettagliata sulla gestione della serata di Capodanno presso il locale di Crans-Montana, teatro della recente strage. Il giovane testimone ha offerto un racconto lucido che permette di ricostruire non solo le modalità di accesso alla struttura, ma anche il clima di apparente leggerezza normativa che caratterizzava l’organizzazione dell’evento. Le sue parole descrivono un sistema in cui l’ingresso non era regolato da un semplice biglietto, bensì condizionato dall’acquisto di una bottiglia, una pratica commerciale consolidata in molti contesti della vita notturna ma che, in questa specifica circostanza, assume un rilievo centrale per comprendere la densità e la tipologia di clientela presente all’interno del locale al momento della tragedia.
Le dinamiche dell’accesso al locale
Edoardo ha spiegato con estrema precisione che la condizione imprescindibile per varcare la soglia del locale e assicurarsi un posto all’interno era legata al consumo al tavolo. Secondo quanto riferito dal giovane, la prenotazione e il successivo ingresso erano subordinati all’acquisto collettivo di alcolici, una dinamica che trasforma l’accesso in un’operazione commerciale di gruppo. Nonostante la chiarezza del meccanismo, il testimone ha precisato di non essere a conoscenza dell’esatto esborso economico richiesto per quella specifica serata. Essendo un ospite del gruppo di amici, Edoardo non ha partecipato direttamente al pagamento della bottiglia, rimanendo dunque all’oscuro dei prezzi praticati dalla gestione in occasione della festività. Questo dettaglio sottolinea come, per molti dei presenti, la serata fosse stata organizzata con largo anticipo attraverso collette e accordi privati tra coetanei per poter accedere a un ambiente considerato esclusivo.
L’assenza di controlli sull’età
Un aspetto ancora più critico sollevato dal ragazzo riguarda la totale mancanza di verifiche sull’identità dei partecipanti. Edoardo ha dichiarato apertamente che nessuno del personale addetto alla sicurezza o all’accoglienza ha sentito il dovere di richiedere i documenti d’identità all’ingresso. Si tratta di un’affermazione pesante, poiché mette in evidenza una grave lacuna nei protocolli di controllo, specialmente considerando che il gruppo era composto da soggetti minorenni. La facilità con cui dei ragazzi sotto l’età legale hanno potuto accedere a un evento basato sulla somministrazione di alcolici solleva interrogativi profondi sulla responsabilità dei gestori e sulla vigilanza esercitata all’interno della struttura. La testimonianza suggerisce che il filtro all’ingresso fosse basato esclusivamente sul possesso di una prenotazione legata alla bottiglia, trascurando completamente gli obblighi di legge relativi alla tutela dei minori e alla vendita di bevande alcoliche a chi non ha ancora compiuto diciotto anni.

