
Il giorno dopo il blitz statunitense e la cattura di Nicolás Maduro, Caracas si è risvegliata in uno stato di sospensione e incertezza. Nei quartieri centrali della capitale venezuelana la popolazione fa i conti con i morti, i feriti e le scorte di cibo rimaste in casa, mentre nei supermercati si formano lunghe file per accaparrarsi qualsiasi bene disponibile. Nessuno sa davvero cosa aspettarsi: un regime ancora in piedi ma più duro e impaurito, oppure un Paese destinato a finire sotto un nuovo controllo esterno, dopo le parole di Donald Trump sul petrolio venezuelano definito «nostro».
Una capitale divisa tra silenzio e mobilitazione chavista
Nelle strade di Caracas il clima è teso e frammentato. I sostenitori del chavismo hanno risposto in massa all’appello del governo, affollando Plaza La Candelaria e Avenida Urdaneta, organizzando messe e manifestazioni per chiedere l’immediato rilascio del presidente arrestato. Si scandisce il nome di Maduro, si invoca unità e resistenza.
Dall’altra parte, l’opposizione resta chiusa in casa. Nessuna festa, nessuna celebrazione: il blitz americano non ha unito un Paese già profondamente spaccato e il timore di ritorsioni è ancora forte.
Blackout, carenze e città paralizzata
Molte delle vie normalmente più caotiche della capitale sono insolitamente mute. Mancano acqua ed elettricità nei quartieri attorno a Fuerte Tiuna, il complesso da cui Maduro e la moglie sono stati prelevati. Giovani e famiglie cercano punti di ricarica per i cellulari nelle stazioni della metropolitana. Blackout sono stati segnalati anche nei pressi del porto di La Guaira e dello scalo di La Carlota, entrambi colpiti durante i raid. La polizia pattuglia le zone residenziali mentre gran parte dei negozi resta chiusa, fatta eccezione per alcune farmacie.
Il bilancio umano e la paura di un’esplosione sociale
Secondo quanto riportato dal New York Times, almeno 80 corpi sarebbero arrivati negli ospedali venezuelani nelle ore successive all’operazione americana, per lo più militari ma anche alcuni civili. I feriti sarebbero oltre un centinaio, distribuiti in tre strutture sanitarie. Una donna di 87 anni è morta d’infarto dopo essere stata colpita a una gamba durante i bombardamenti.
«Temo che ci sarà un’esplosione sociale e che torneremo a come eravamo prima, senza nulla», racconta un giovane del quartiere Chacao, mentre attende la riapertura del mercato.
Il nodo Cabello e l’incognita della transizione
Tra i cittadini la domanda è una sola: che cosa accadrà adesso? Molti guardano a Diosdado Cabello, ministro dell’Interno e figura tra le più potenti e temute del chavismo. Le sue mosse saranno decisive per capire se esiste un dialogo in corso con Washington per gestire una transizione o se il regime sceglierà la linea dello scontro.
Secondo alcuni attivisti anti-Maduro, solo dalle scelte di Cabello si potrà comprendere se il Paese è davvero vicino a una svolta politica, magari con l’insediamento di Edmundo González Urrutia, indicato dall’opposizione come legittimo vincitore delle presidenziali del 2024.
Un potere che resiste e una calma irreale
Nel frattempo, la vicepresidente Delcy Rodríguez ha assunto le funzioni di presidente ad interim per «assenza temporanea forzata» di Maduro, una formula che evita l’obbligo di elezioni immediate. In televisione, insieme a Cabello e al ministro della Difesa Vladimir Padrino López, continua a denunciare l’«aggressione militare americana» e a ribadire che «esiste un solo presidente, Nicolás Maduro».
Nelle strade, però, domina una calma innaturale. «Vivo a Las Mercedes, di solito sempre affollata, ma ora è tutto fermo», racconta Antonio. «Poche auto sull’autostrada del Este, negozi chiusi, gente rintanata in casa».
Le tensioni regionali e un futuro imprevedibile
Intanto, gruppi armati colombiani attivi al confine con il Venezuela dichiarano di essere pronti a combattere contro quelli che definiscono i «piani imperiali» degli Stati Uniti. Anche i dissidenti delle FARC parlano apertamente di resistenza armata.
Gli effetti del blitz voluto dalla Casa Bianca iniziano a manifestarsi sul terreno. Il futuro del Venezuela resta sospeso, tra paura, silenzi e dichiarazioni di forza. Quel che accadrà nei prossimi giorni rimane, per ora, del tutto imprevedibile.


