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“Purtroppo è morto anche lui”. Crans-Montana, chi era la vittima più giovane

Pubblicato: 06/01/2026 09:37

A cinque giorni dalla notte di Capodanno che ha trasformato Crans-Montana, elegante località alpina svizzera, in uno scenario di morte e distruzione, il bilancio dell’incendio resta una ferita aperta. Un locale affollato, la festa, la musica, poi il fuoco: in pochi minuti tutto cambia e dietro i numeri di decine di vittime restano solo silenzio, sirene e domande senza risposta.

Col passare delle ore, a quella lista già insopportabile si aggiungono nuovi nomi. Ogni cifra diventa un volto, una storia, una famiglia. E tra questi nomi c’è quello che colpisce più di tutti, perché racconta la parte più fragile di questa tragedia: il ragazzo di 14 anni che non tornerà più a casa.

Chi era Noa, il ragazzo di 14 anni morto nel rogo di Crans-Montana

In questo quadro drammatico, nelle ultime ore un nome si è aggiunto all’elenco delle 40 persone morte nel rogo, scatenando un’ondata di commozione che ha superato i confini della Svizzera e ha toccato anche il mondo del calcio francese. La notizia è arrivata con un comunicato ufficiale intriso di profondo dolore: non è solo una vittima in più, è una ferita che attraversa una famiglia e una comunità sportiva già provata.

La vittima più giovane della tragedia è Noa Thévenot El Kaim Billah, 14 anni, la cui morte è stata confermata dall’FC Sochaux-Montbéliard. Noa era il figlio di Xavier Thévenot, membro del consiglio di sorveglianza del club e figura centrale nel salvataggio finanziario della società nel 2023. Un cognome noto nel calcio francese, ma soprattutto un padre che oggi piange un figlio.

Esterno del locale di Crans-Montana dopo l'incendio, con mezzi di soccorso e area transennata

Il lutto che colpisce il calcio francese

“Con profondo dolore e immensa tristezza abbiamo appreso della scomparsa di Noa Thévenot El Kaim Billah”, si legge nella nota ufficiale. “Questa tragedia colpisce duramente l’intero club. In un momento di indicibile sofferenza, esprimiamo il nostro sostegno più sincero alla sua famiglia, ai suoi cari e a tutte le persone toccate da questo dramma”. Parole che raccontano meglio di qualsiasi analisi il peso di questa perdita.

L’FC Sochaux-Montbéliard ha già annunciato che renderà omaggio alla memoria del giovane in occasione della prossima partita di Coppa di Francia contro il Lens. Il campo da gioco, per una sera, diventerà un luogo di raccoglimento, applausi e silenzio: un rito collettivo, tipico del calcio, per stringersi intorno a chi non c’è più.

Ritratto di Noa Thévenot El Kaim Billah, il quattordicenne vittima dell'incendio di Crans-Montana

Una vita tra Francia e Svizzera, con il pallone sempre al centro

Secondo quanto riportato dai media locali, la vita di Noa era divisa tra Francia e Svizzera. Dopo la scomparsa della madre, il ragazzo si era trasferito in Svizzera per vivere con il padre, senza però interrompere la sua passione per il calcio, coltivata fin da bambino. Una vita fatta di valigie, nuove città, nuove scuole, ma con un punto fermo: il pallone.

Noa aveva mosso i primi passi nelle giovanili del Racing Besançon, per poi continuare il proprio percorso sportivo nel club svizzero Lancy FC. Campi d’erba, allenamenti al freddo, maglie troppo grandi, sogni magari ancora confusi ma fortissimi: come tanti ragazzi della sua età, il calcio era il suo modo di stare al mondo.

Panoramica delle montagne intorno a Crans-Montana, con la zona del locale colpito dall'incendio
Immagine da Crans-Montana dopo l'incendio, con persone che filmano la scena

Il dolore dei club e una tragedia che va oltre il calcio

Entrambe le società per cui aveva giocato, il Racing Besançon e il Lancy FC, hanno espresso pubblicamente la propria vicinanza alla famiglia. Messaggi brevi, essenziali, ma che lasciano trasparire il vuoto che la morte del ragazzo ha lasciato nello spogliatoio, tra compagni, allenatori e dirigenti. Quando a spegnersi è un ragazzo di 14 anni, il risultato di una partita non conta più nulla.

La morte di Noa è il simbolo di una tragedia collettiva che, a distanza di giorni, continua ad allargare il suo raggio di dolore. L’incendio di Crans-Montana non è solo un fatto di cronaca nera, ma una ferita aperta nel cuore di più comunità: quella locale, quella sportiva, quella di chi ha visto in lui il volto più giovane di una notte che avrebbe dovuto essere di festa.

Una storia che resta, oltre le fiamme

Oggi il nome di Noa Thévenot El Kaim Billah non è più solo una riga in un comunicato o una statistica in un bilancio di vittime: è la storia di un ragazzo che viveva tra due Paesi, di un figlio, di un giovane calciatore che inseguiva il suo sogno. Il suo volto circola sui social, sulle home page dei siti sportivi e di attualità, nelle chat di amici e tifosi.

In mezzo alle polemiche, alle indagini e alle ricostruzioni tecniche sull’incendio, resta questo: un destino spezzato troppo presto, che ricorda a tutti quanto dietro ogni titolo drammatico ci siano vite reali, passioni, legami. E che il minuto di silenzio prima di una partita, stavolta, avrà un nome preciso a cui pensare: Noa.

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Ultimo Aggiornamento: 06/01/2026 10:15

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