
Il buio della tragedia di Crans-Montana inizia a essere squarciato da piccoli, ma significativi, segnali di luce. Dopo ventidue giorni di angoscia nel reparto di terapia intensiva a Zurigo, Elsa Rubino, la studentessa di Biella rimasta gravemente ferita nel rogo del Constellation, ha finalmente aperto gli occhi. Un risveglio atteso con il fiato sospeso, culminato nel momento in cui la giovane ha incrociato lo sguardo dei suoi cari. A dare la notizia, con il cuore colmo di sollievo, è il padre Lorenzo: «È stata una giornata positiva perché Elsa ci ha riconosciuto. È una grande emozione». Nonostante il segnale incoraggiante, la battaglia della ragazza non è affatto conclusa: la prognosi resta riservata e il percorso clinico è ancora segnato da estrema fragilità, tanto che i medici svizzeri avevano dovuto rinviare un intervento chirurgico all’intestino proprio per l’instabilità dei suoi parametri.
Mentre Elsa lotta in Svizzera, negli ospedali italiani si assiste a una lenta e faticosa progressione verso la normalità per gli altri superstiti della strage di Capodanno. Al Niguarda di Milano, centro d’eccellenza per la cura dei grandi ustionati, dieci ragazzi — per la maggior parte adolescenti tra i 15 e i 16 anni — stanno ricevendo cure incessanti. Per alcuni di loro le dimissioni sembrano ormai dietro l’angolo.
Il bollettino della speranza e la mobilitazione medica
L’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso, sta monitorando personalmente l’evoluzione del quadro clinico dei giovani pazienti, sottolineando l’approccio umano e professionale adottato dalle strutture coinvolte: «Fin dal primo minuto il nostro impegno è stato quotidiano e costante: li stiamo seguendo e curando come se fossero nostri figli o, per quanto mi riguarda, nipoti». Sebbene l’obiettivo di dichiararli tutti fuori pericolo non sia stato ancora raggiunto, Bertolaso si dice fiducioso: «Non possiamo ancora affermarlo, ma il percorso intrapreso è quello giusto. Stiamo ricevendo risposte straordinarie».
Attualmente, dei dieci feriti al Niguarda, quattro permangono in Terapia Intensiva e sei sono affidati alle cure del Centro Ustioni. Tra le storie di resilienza spiccano quelle di Leonardo e Kean, sedicenni del liceo Virgilio di Milano, ora svegli e in grado di comunicare con l’esterno grazie a un computer. Attraverso lo schermo, possono finalmente sentire il calore di amici e parenti che inviano loro continui videomessaggi di supporto. Nella stessa struttura si trovano anche Francesca e Sofia, compagne di scuola che condividevano la vacanza proprio nella casa della famiglia di Francesca.
Il quadro clinico generale si fa più chiaro anche per altri feriti: Giuseppe Giola, milanese, è stato il primo a essere elitrasportato in Italia la sera del primo gennaio; sebbene le sue condizioni migliorino costantemente, resta sotto osservazione per le ustioni a una mano. Altri, come il sedicenne romano Manfredi, dovranno affrontare nuovi interventi chirurgici proprio in questi giorni. In questo complesso scacchiere di cure, si inserisce anche il trasferimento della veterinaria Eleonora Palmieri verso Cesena e lo spostamento di un altro paziente al Policlinico di Milano per una grave insufficienza respiratoria causata dai fumi tossici inalati quella terribile notte.


