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Influenza K Italia, nuovo picco spaventoso. Bassetti categorico: “Ecco cosa fare”

Pubblicato: 22/01/2026 22:50

L’andamento dell’epidemia stagionale sembra mostrare i primi segni di cedimento, ma gli esperti invitano a non abbassare la guardia. Nonostante l’ultimo report del Ministero della Salute stimi circa 773mila nuovi contagi nell’ultima settimana analizzata, portando il computo totale a 8,4 milioni di casi, il quadro resta estremamente fluido. A lanciare l’allarme è Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, secondo cui i dati ufficiali potrebbero essere incompleti. «I dati sono certamente in diminuzione, anche se dobbiamo dire una cosa, che questi sono i dati che arrivano dai medici di medicina generale. Attenzione, perché questo sistema non intercetta tutti quelli che si curano da soli a casa (che sono oggi la grandissima maggioranza)», spiega il professore, sottolineando come la pressione sugli ospedali rimanga ancora elevata.

Il rischio maggiore riguarda le prossime settimane. Con la riapertura delle scuole e la piena ripresa delle attività lavorative, la circolazione virale potrebbe subire una nuova impennata. «Potrebbe anche esserci un nuovo picco nel mese di febbraio, non lo escluderei», avverte Bassetti, riferendosi in particolare alla cosiddetta influenza K. La possibilità di ricadute è concreta: aver già contratto il virus non garantisce un’immunità assoluta per l’intera stagione. Per questo motivo, la vaccinazione resta uno strumento consigliato, dato che l’ondata influenzale potrebbe protrarsi fino al mese di aprile.

Errori terapeutici e bufale sui farmaci: la guida di Bassetti

Sul fronte delle cure, il virologo è categorico nel denunciare pratiche scorrette che rischiano di complicare il quadro clinico dei pazienti. Il primo monito riguarda l’uso degli antibiotici, definiti del tutto inutili contro i virus: «L’antibiotico mai e poi mai, è un errore da matita blu. L’unico caso in cui si può usare è in alcune situazioni in cui il malato ha una polmonite e viene in ospedale». Altrettanto netta è la posizione sulla gestione della febbre. Il paracetamolo non deve essere assunto a orari fissi, ma solo al bisogno: «Chi piglia il paracetamolo ogni 6 ore, ogni 8 ore fa un errore, perché fondamentalmente non riduce la durata dei sintomi».

Bassetti interviene anche nel dibattito sulla presunta superiorità degli antinfiammatori rispetto agli antipiretici classici. Definire l’ibuprofene più efficace del paracetamolo è, secondo il professore, «una grandissima stupidaggine». L’uso indiscriminato di antinfiammatori non accelera la guarigione, poiché la durata dell’infezione resta invariata. L’unica eccezione terapeutica in grado di incidere realmente sul decorso della malattia è rappresentata dagli antivirali specifici: «L’unica cosa che si può prendere per l’influenza che riduce la durata dei sintomi è l’Oseltamivir», conclude l’infettivologo, ricordando che il picco è stato probabilmente raggiunto, ma la fase di plateau continuerà a mettere a dura prova il sistema sanitario nazionale.

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