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“Non hanno la pelle… aiuto”. Crans-Montana, spuntano gli audio atroci durante il rogo

Pubblicato: 30/01/2026 16:29

Il raggelante archivio sonoro di una delle notti più buie delle Alpi svizzere emerge oggi dai fascicoli dell’inchiesta, gettando una luce cruda sulla strage del bar Constellation. A quasi un mese dal rogo di Capodanno a Crans-Montana, costato la vita a 40 persone, nuove rivelazioni svelano il caos e la disperazione di quegli istanti. Sono state infatti ottenute alcune delle registrazioni delle chiamate di emergenza effettuate dalle vittime, dai soccorritori e dai familiari, tracce audio che ora costituiscono il cuore dell’indagine che vede coinvolte quattro persone. In soli novanta minuti, a partire dall’una di notte, il numero di emergenza medica 144 è stato letteralmente travolto da ben 171 telefonate.

Le prime voci cariche di terrore dipingono immediatamente uno scenario fuori controllo. “Vorrei che veniste perché c’è un’emergenza al Constellation”, si sente in un audio dove le grida di panico soffocano quasi le parole. Pochi istanti dopo, un’altra richiesta d’aiuto diventa un urlo soffocato: “Per favore, signora, qui è Le Constellation a Crans-Montana, c’è un incendio, ci sono dei feriti”, seguito da un ordine perentorio dettato dalla paura: “Dovete mandare aiuti, ci sono troppi feriti!”.

La disperazione dei feriti e lo strazio delle famiglie

Mentre le fiamme divoravano il locale, il centralino svizzero continuava a registrare testimonianze di inaudita violenza visiva. Un ferito, in stato di shock, riesce a gridare al ricevitore: “Sono quasi morto al Constellation. Credo di essere bruciato. L’intero Constellation è bruciato”, per poi aggiungere il timore più atroce: “Penso che i miei amici siano morti lì dentro… Ci sono molte persone che sono quasi morte, signora, chiami un’ambulanza”. Anche i primi soccorritori, arrivati in un paesaggio infernale, hanno faticato a trasmettere la gravità della situazione. “Dobbiamo inviare elicotteri”, implora un testimone, “Le ambulanze sono già qui, ma mandatene altre. Le persone stanno morendo. Non hanno più pelle, non hanno più niente”.

Oltre al dolore dei sopravvissuti, le registrazioni restituiscono lo strazio dei genitori che cercavano notizie nell’impossibilità di rintracciare i figli. “C’è stato un incendio. Nostra figlia è coinvolta, non abbiamo più sue notizie”, spiega un padre con voce tremante. La risposta dell’operatore, costretto a gestire una massa di informazioni ancora frammentarie, è gelida nella sua impotenza: “Circa un centinaio… Mi dispiace, non ho altre informazioni da darle”. Il bilancio definitivo, lo ricordiamo, parla di una tragedia immane: 40 morti e 116 feriti che porteranno per sempre i segni di quella notte.

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