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Bimbo lasciato a piedi nella neve, l’autista del bus rompe il silenzio: “Pronto a tutto”

Pubblicato: 31/01/2026 10:59

Il caso dell’undicenne abbandonato al freddo tra le vette del Bellunese si arricchisce della testimonianza diretta di chi, quel lunedì, era al volante. Salvatore Russotto, 61 anni, l’autista protagonista del discusso episodio, ha deciso di esporre la sua versione dei fatti in un’intervista al Gazzettino, mostrandosi profondamente colpito dall’accaduto. Il volto della vicenda è quello di Riccardo Zuccolotto, un bambino di 11 anni che cercava di tornare a casa, da San Vito a Vodo di Cadore, dopo una giornata di scuola. “Mi fa male il cuore, a pensarci a mente fredda mi rendo conto di aver sbagliato. Chiedo scusa al bambino e alla sua famiglia”, ha dichiarato Russotto, manifestando un pentimento che sembra non lasciargli tregua.

Secondo la ricostruzione fornita dall’autista, il ragazzino sarebbe salito a bordo munito di un titolo di viaggio da 2,50 euro, ritenuto però non idoneo per quella specifica tratta. “Gli ho detto che quello non era valido – aggiunge – che doveva pagare con il bancomat oppure avere l’abbonamento. E lui è sceso, questione di un minuto”. Una sequenza rapidissima che, a mente fredda, assume contorni drammatici.

La difesa dell’autista: tra ordini aziendali e stress

Al centro della questione non c’è solo un errore di valutazione individuale, ma anche una complessa interpretazione dei regolamenti interni. Russotto sostiene infatti che la sua condotta sia stata influenzata da direttive rigorose: “l’azienda ci aveva dato disposizioni chiare: invitare a scendere chiunque non avesse il titolo di viaggio valido”. Una linea d’ombra che, a suo dire, non lasciava spazio a eccezioni legate all’età: “Non ci hanno detto nulla sui minorenni che vanno fatti salire comunque. Sono mortificato, ho commesso un grave errore. Non ci ho dormito tutta la notte”. L’uomo ha poi aggiunto con amarezza che, col senno di poi, gli avrebbe pagato lui stesso il biglietto pur di non lasciarlo solo tra la neve.

Il contesto ambientale e umano di quel turno ha certamente giocato un ruolo nel sovraccarico emotivo del conducente. Russotto ha descritto quella come “una mattina delirante”, segnata dal traffico e dalle strade paralizzate dalle precipitazioni. A peggiorare il quadro, un violento alterco con un passeggero degenerato in insulti razzisti: “Un uomo mi ha accusato di essere in ritardo, continuava a ripetere: ‘I Borboni vengono qua e fanno quello che vogliono’ perché ha sentito l’accento meridionale”. La tensione è stata tale da costringerlo a fermare il mezzo: “Avevo le gambe che tremavano e ho chiamato il mio responsabile a Calalzo”. Nonostante lo stress subito, il 61enne non cerca sconti: “Accetterò tutte le conseguenze”, ha concluso.

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Ultimo Aggiornamento: 31/01/2026 12:12

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