
La terra torna a tremare nel Tirreno meridionale, destando dal sonno gli abitanti della costa siciliana. Nella notte tra lunedì e martedì, i sismografi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) di Roma hanno rilevato due distinte scosse al largo di Palermo, confermando l’incessante attività geologica che caratterizza questa porzione di Mediterraneo. Il primo movimento, più lieve, è stato registrato pochi minuti prima delle 2:00 con una magnitudo di 2.6. Tuttavia, è stata la seconda scossa, avvenuta alle 2:17, a far sobbalzare molti cittadini: un sisma di magnitudo 3.2 che ha avuto il suo ipocentro a una profondità di circa 33 chilometri sotto il livello del mare. La localizzazione esatta è stata individuata in mare aperto, a una distanza di circa 80 chilometri a nord-ovest del capoluogo siciliano e a 92 chilometri da Bagheria. Fortunatamente, nonostante il comprensibile spavento, non si registrano danni a persone o strutture.
La sequenza sismica nel Palermitano: un bollettino in crescita
Questo doppio episodio non è isolato, ma si inserisce in un quadro di monitoraggio costante della Sicilia, regione storicamente classificata tra le aree a più alta pericolosità sismica del Paese. Solo nelle ultime due settimane, la provincia di Palermo è stata teatro di diversi eventi: un sisma di magnitudo 2.7 con epicentro a Casteldaccia e un altro di magnitudo 3 a Sclafani Bagni. L’episodio più rilevante resta però lo sciame sismico che ha colpito la zona di Blufi la scorsa settimana, dove la scossa principale ha raggiunto una magnitudo di 3.7. Anche in quel caso, i sopralluoghi della Protezione Civile non avevano evidenziato criticità strutturali.
Sebbene queste scosse rientrino in una normale dinamica di assestamento delle placche tettoniche, l’attenzione della Sala sismica di Roma resta altissima. La profondità dei due eventi odierni, stimata rispettivamente a 30 e 33 chilometri, ha attutito l’impatto delle onde sismiche sulla terraferma, evitando conseguenze peggiori per i centri abitati costieri. La situazione rimane sotto stretta osservazione degli esperti, che monitorano ogni minima variazione del fondale marino per prevenire eventuali rischi legati a scosse di intensità maggiore.

