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Cristina Mazzotti, dopo 50 anni la svolta epocale: ergastolo ai due killer. Fu la prima donna vittima dei sequestri di ‘ndrangheta

Pubblicato: 04/02/2026 16:40

La giustizia ha tempi lunghi, a volte infiniti, ma sa essere inesorabile. Dopo oltre mezzo secolo dal tragico destino di Cristina Mazzotti, la Corte d’assise di Como ha messo un punto fermo su una delle pagine più buie della cronaca nera italiana. Per l’omicidio volontario aggravato della diciottenne, rapita nel 1975, sono stati condannati all’ergastolo il settantaquattrenne Giuseppe Calabrò e il settantunenne Demetrio Latella, noto come «Luciano». Sebbene il reato di sequestro di persona sia stato dichiarato prescritto, l’accusa di omicidio ha retto il peso degli anni, portando alla sanzione massima per i due esecutori, mentre è stato assolto per non aver commesso il fatto il terzo imputato, Antonio Talia.

La prima vittima dell’Anonima Sequestri al Nord

Cristina Mazzotti fu la prima donna a cadere nelle grinfie della ‘ndrangheta in Lombardia, segnando l’inizio di una stagione di sangue. Era la notte del 30 giugno 1975 quando la giovane, di ritorno dai festeggiamenti per il diploma, fu prelevata a Eupilio. Nonostante il padre, un industriale dei cereali, fosse riuscito a pagare un riscatto di oltre un miliardo di lire, la ragazza non tornò mai a casa: il suo corpo fu ritrovato senza vita il primo settembre in una discarica a Galliate. Già nel 1977 tredici persone vennero condannate, ma i nomi di chi materialmente la strappò alla sua vita rimasero nell’ombra per decenni, protetti da una tecnologia che all’epoca non poteva dare risposte.

La svolta decisiva è arrivata solo nel 2006, grazie alla modernissima banca dati Afis della Polizia Scientifica di Roma. Un’impronta lasciata sull’auto di Cristina è stata finalmente attribuita a Latella, il quale, messo alle strette, è diventato reo confesso, trascinando nel processo i suoi complici. Nonostante un’archiviazione nel 2012, la determinazione della famiglia e una pronuncia della Cassazione sull’imprescrittibilità dell’omicidio hanno permesso di riaprire il caso.

Oggi, oltre al carcere a vita, il tribunale ha stabilito una provvisionale di 600mila euro per ciascuno dei fratelli della vittima, Vittorio e Marina Mazzotti. Il giudice Carlo Cecchetti ha disposto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per i condannati, chiudendo un cerchio aperto cinquantuno anni fa. «Quella notte ci bloccarono due auto e la rapirono», ricordava l’ex fidanzato della giovane, testimone di un rapimento che oggi, finalmente, ha dei colpevoli certificati dalla legge.

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