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Famiglia nel bosco, la sorella di mamma Catherine: “I miei nipoti non stanno bene, vogliamo che tornino con i genitori”

Pubblicato: 04/02/2026 18:26

Il tempo scorre inesorabile mentre una ferita profonda continua a lacerare l’anima di una famiglia sospesa tra le montagne abruzzesi e le coste australiane. Dal 13 novembre scorso, la vicenda di Catherine Birmingham e Nathan Trevalliontiene l’Italia con il fiato sospeso: tre bambini — una bimba di otto anni e due gemelli di sei — sono stati allontanati dalla loro casa nel bosco a Palmoli, in provincia di Chieti, per essere trasferiti in una struttura protetta nei pressi di Vasto, in esecuzione di un provvedimento del Tribunale per i minorenni dell’Aquila.

Ora, a quasi quattro mesi dall’inizio di questo calvario, è arrivata direttamente dall’Australia Rachael, sorella di Catherine, per portare il calore di una famiglia che non ha intenzione di arrendersi. «Tutti stanno soffrendo. Noi speriamo. Amiamo l’Italia, amiamo gli italiani e quindi speriamo ci aiutino a riunirli», ha dichiarato Rachael con la voce rotta dall’emozione.

Il grido d’aiuto e il rischio di danni permanenti

L’arrivo della zia e della nonna materna dall’altro capo del mondo segna una svolta emotiva cruciale in un caso che è ormai diventato oggetto di acceso dibattito politico. Rachael, intervenuta nel corso di un approfondimento televisivo, non ha nascosto la gravità della situazione: «Siamo molto felici di essere qui e siamo entusiasti di rivedere mia sorella. Voglio vedere mia nipote e i miei nipotini. Loro non stanno bene, mia sorella non sta bene». Alla domanda cruciale sulle intenzioni della famiglia di riportare i piccoli in Australia, la donna è rimasta cauta ma ferma: «È molto difficile. Noi vogliamo che tornino a vivere con i genitori. Ne parleremo, vi dirò presto di più ok?».

La battaglia legale si fa sempre più serrata, supportata dalle valutazioni scientifiche degli esperti. Lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della difesa dei coniugi anglo-australiani, ha lanciato un monito chiarissimo sulla condizione psicologica dei minori. Citando i documenti del Garante nazionale per l’Infanzia e della Asl competente, Cantelmi ha sottolineato come la «permanenza dei bimbi in uno stato di deprivazione genitoriale è altamente rischiosa». Secondo il medico, il benessere dei bambini di soli sei e otto anni è seriamente minato e i danni già rilevati dagli specialisti potrebbero essere contenuti solo attraverso una rapida riunificazione del nucleo familiare. «Ritengo che tutti, ma proprio tutti, in questo momento dovrebbero lavorare per accompagnare la famiglia verso una riunificazione virtuosa», ha ribadito lo psichiatra, stigmatizzando la lentezza dei servizi sociali nel comprendere la priorità assoluta: il superiore interesse dei minori.

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