
Il destino ha giocato d’anticipo rispetto alla giustizia, chiudendo tragicamente il capitolo legale che vedeva protagonista Ylenia Musella, la ventiduenne napoletana recentemente uccisa nel capoluogo campano. A metà febbraio, la ragazza avrebbe dovuto fare ritorno all’Aquila per affrontare il processo per direttissima, scaturito da un arresto avvenuto lo scorso novembre. Le accuse a suo carico erano pesanti: truffa aggravata ai danni di una novantenne abruzzese, violazione di domicilio e sostituzione di persona. Un’indagine che aveva portato alla luce un raggiro dai contorni spietati, orchestrato insieme a un complice di appena 17 anni, anch’egli partenopeo.
La vittima, una donna di 90 anni, era stata agganciata con una telefonata carica di tensione psicologica: un sedicente vigile urbano l’aveva avvertita che la nipote era coinvolta in una rapina, utilizzando persino un pianto femminile in sottofondo per simulare la disperazione della congiunta e convincere l’anziana che si trovasse in grave pericolo.
Il falso carabiniere e la fuga interrotta
Il piano, studiato nei minimi dettagli, prevedeva che la donna preparasse tutti i monili preziosi custoditi nell’abitazione per sottoporli a un fantomatico controllo. Poco dopo la chiamata, il diciassettenne — descritto dagli inquirenti come un giovane dall’aspetto decisamente più maturo della sua età — si era presentato alla porta spacciandosi per un carabiniere. Una volta ottenuta la consegna dei gioielli, il ragazzo si era dileguato rapidamente verso l’auto dove Ylenia Musella lo attendeva a motore acceso per garantire una fuga fulminea. Tuttavia, i movimenti sospetti della coppia non sono sfuggiti ai militari dell’Arma (quelli veri) in servizio nel capoluogo, che hanno notato il giovane salire frettolosamente in macchina con un sacchetto tra le mani.
L’intervento è stato immediato: il veicolo è stato bloccato e i due occupanti identificati in flagranza di reato. Agli investigatori sono bastati pochi minuti per risalire alla vittima del raggiro e riconsegnarle l’intero bottino, che comprendeva tra le altre cose una fede nuziale di inestimabile valore affettivo. In seguito alla convalida dell’arresto, il giudice aveva imposto a entrambi l’obbligo di dimora nel Comune di Napoli per tre anni, in attesa della definizione dei rispettivi iter giudiziari. Con la morte della ventiduenne, il procedimento a suo carico presso il tribunale aquilano è destinato a essere dichiarato estinto, mentre resta aperta la posizione del minore presso il Tribunale per i Minorenni. Una vicenda che si chiude nel modo più cupo, tra un’aula di tribunale che resterà vuota e il ricordo di un’anziana che, per pura fortuna, ha ritrovato i ricordi di una vita.


