
Un furto mirato, consumato lontano dagli sguardi del pubblico ma nel cuore di una serata affollata, ha interrotto il dopo-spettacolo di Marco Travaglio al teatro D’Annunzio di Latina. L’episodio risale a giovedì 5 febbraio, mentre il giornalista era sul palco impegnato nello spettacolo “Cornuti e contenti”. Proprio durante la rappresentazione, qualcuno è riuscito a introdursi nel suo camerino e a portare via dispositivi elettronici custoditi tra gli effetti personali.
Il furto è emerso solo al termine dello spettacolo, quando Travaglio è rientrato nel camerino. In quel momento si è accorto dell’assenza di due computer portatili e un tablet, strumenti di lavoro che, secondo quanto poi formalizzato nella denuncia, comprendevano il computer personale del giornalista e quello utilizzato dalla segreteria. Un dettaglio rilevante: il portafoglio non è stato toccato, elemento che rafforza l’ipotesi di un’azione selettiva e non improvvisata.
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Un colpo discreto durante lo spettacolo
Dai primi accertamenti effettuati dopo la denuncia in Questura, non sono stati riscontrati segni di effrazione. La porta del camerino non risultava forzata: non era chiusa a chiave, ma l’area non era liberamente accessibile. Durante lo spettacolo, infatti, l’ingresso ai camerini era possibile solo passando dalle quinte, attraverso un varco situato in prossimità del palco e della platea, zone normalmente presidiate dal personale del teatro.
Questo aspetto rende il furto particolarmente anomalo. L’ipotesi che qualcuno sia riuscito a muoversi indisturbato in un’area controllata suggerisce una dinamica studiata nei dettagli, oppure una conoscenza precisa degli spazi interni del teatro. Gli investigatori escludono, almeno in una prima fase, accessi secondari o ingressi dal retro dell’edificio: il cancello del cortile interno su via Oreste Leonardi era chiuso e protetto da sbarre.

Indagini complicate dall’assenza di telecamere
Secondo le prime ricostruzioni, l’ipotesi più plausibile è che il ladro, o più persone, sia passato dall’ingresso principale, sfruttando un momento di distrazione o confondendosi tra il pubblico. Un’azione rapida, avvenuta mentre l’attenzione generale era concentrata sul palco e sullo spettacolo in corso.
A rendere più complesso il lavoro degli investigatori è un ulteriore elemento: la mancanza di telecamere di sorveglianza all’interno e nelle aree immediatamente adiacenti al palazzo della cultura. L’assenza di sistemi di videosorveglianza limita le possibilità di ricostruire con precisione i movimenti sospetti e di individuare eventuali responsabili.
Il quadro che emerge è quello di un furto silenzioso, eseguito in pochi minuti e senza lasciare tracce evidenti, che solleva interrogativi sulla sicurezza degli spazi culturali durante eventi di grande richiamo. Un colpo che appare tutt’altro che casuale e che ora affida alle indagini il compito di chiarire come sia stato possibile agire indisturbati mentre, a pochi metri di distanza, il teatro era pieno e lo spettacolo sotto i riflettori.


