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Paolo sbranato a morte da tre rottweiler, è arrivata la sentenza shock

Pubblicato: 11/02/2026 17:11

A due anni esatti dalla tragedia che ha sconvolto la comunità di Manziana, il Tribunale di Civitavecchia ha emesso il suo verdetto sulla morte di Paolo Pasqualini, il trentanovenne sbranato da tre rottweiler mentre faceva jogging. I proprietari degli animali, Patrizio Pintus e la compagna Giovanna Minelli, sono stati condannati a un anno di reclusione — con il beneficio della pena sospesa — e al pagamento di un risarcimento di 50 mila euro ciascuno per i familiari della vittima. La sentenza, tuttavia, ha riacceso il dolore e l’indignazione dei parenti, che vedono in questa decisione una risposta troppo debole rispetto alla brutalità dell’accaduto.

La condanna è giunta per il reato di omissione nella custodia degli animali, un delitto colposo che, secondo il legale di parte civile Aldo Minghelli, non tiene conto del contesto di gestione dei cani. La sorella della vittima, Priscilla, non usa mezzi termini per definire la decisione dei giudici: “È un insulto a chi ha subito un lutto così grave. Hanno legalizzato l’omicidio a mezzo di cane”. Lo sconcerto deriva anche dal fatto che, nonostante la gravità dell’evento, “queste persone domani potranno prendersi altri animali”, sottolineando un vuoto normativo e ispettivo che spaventa chi ha perso un caro in circostanze simili.

Il “Tridente d’attacco” e le ombre sulla gestione

Il dramma risale all’11 febbraio 2024, nel bosco di Manziana, un luogo solitamente sicuro per sportivi e famiglie. Quel giorno Apollo, Aron e Aria, tre rottweiler dal peso impressionante (il più esile di 40 chili), sono fuggiti dalla proprietà di Giovanna Minelli. Gli animali erano stati definiti dai veterinari dell’Asl come soggetti “a rischio molto serio, fino a mortale”. Sui social, il proprietario Patrizio Pintus li esibiva orgogliosamente definendoli il suo “Tridente d’attacco”, tra foto che alimentano il sospetto di un addestramento alla violenza o di un possibile allevamento abusivo mai approfondito dalle indagini.

Quella mattina Pasqualini è stato travolto dalla furia dei tre cani, forse rimasti senza cibo per 48 ore. Una testimone ricorda ancora le sue grida disperate: “L’ho visto che chiedeva aiuto, gridava ‘aiuto, aiuto, fermo, noooo’, poi non ho sentito più nulla”. Quando i carabinieri sono giunti sul posto, l’uomo era già morto, letteralmente sbranato.

Sebbene la famiglia abbia ottenuto una condanna formale, resta la sensazione di un’incompiutezza giudiziaria. L’avvocato Aldo Minghelli ha evidenziato come la vittoria processuale sia, in questi casi, sempre una sconfitta umana: “Certamente non si può non comprendere il dolore e il senso di incompletezza che rimane in una famiglia che affronta una situazione del genere”. L’auspicio è che i risarcimenti possano almeno aiutare Priscilla Pasqualini nel suo impegno per creare tutele concrete affinché simili tragedie non si ripetano mai più.

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