
Il piccolo schermo si è trasformato in un’arena incandescente dove due visioni del mondo, diametralmente opposte, si sono scontrate senza sconti. Protagonisti del faccia a faccia nel salotto di L’aria che tira, condotto da David Parenzo, sono stati l’ex senatore Simone Pillon e la pornostar Valentina Nappi. Al centro della contesa, la proposta di colpire l’industria del sesso con una tassazione mirata, simile a quella applicata ad altri settori ritenuti eticamente o socialmente sensibili.
Pillon ha aperto il dibattito cercando di spostare l’asse dal dogma alla politica economica: “Non vorrei affrontare la questione da un punto di vista religioso, vorrei fare un discorso squisitamente laico”, ha esordito, precisando che lo Stato ha la piena facoltà di utilizzare la leva fiscale per “incentivare o disincentivare le attività che ritiene utili o non utili alla società”. Il paragone scelto dall’ex senatore è stato quello con il gioco d’azzardo, tassato in modo superiore rispetto ai beni di prima necessità.
La reazione di Valentina Nappi non si è fatta attendere, bollante l’accostamento come privo di fondamento logico. “Come si fa a paragonare il gioco d’azzardo al porno? È una cosa antiscientifica, è un de-ragionamento”, ha ribattuto l’attrice, contestando l’impianto stesso della proposta.
Dipendenze e tutela dei minori: il nodo del dibattito
Il confronto si è poi spostato sulle conseguenze sociali del consumo di materiale per adulti. Pillon ha rincarato la dose, sostenendo che, sebbene ci sia consenso generale sul tassare l’azzardo, lo stesso rigore andrebbe applicato a un’industria che, a suo avviso, non produce benefici. “L’influenza del porno sulla dipendenza dei minori è eccessiva e pericolosissima, crea danni strutturali alle persone”, ha incalzato l’ex senatore, concludendo che sarebbe dunque “giusto che lo stato faccia cassa sul porno per avere le risorse con cui curare le dipendenze”.
Nappi ha risposto colpo su colpo, mettendo in dubbio la validità scientifica del concetto di dipendenza da pornografia e sollevando interrogativi sulla gestione della sessualità adolescenziale: “Dire che il porno crea dipendenza è antiscientifico. Il minore cos’è? Va da zero a 18 anni, a 16 anni puoi masturbarti?”. La provocazione ha reso l’aria talmente elettrica da spingere il conduttore David Parenzo a intervenire per moderare i toni e cercare di allargare il dibattito ad altri interlocutori, prima che lo scontro verbale degenerasse definitivamente.


