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Assalto al portavalori sulla Brindisi-Lecce: nel blindato c’erano sei milioni di euro

Pubblicato: 11/02/2026 21:33

Il bottino era colossale: sei milioni di euro. Una cifra da capogiro custodita nella pancia d’acciaio del furgone portavalori della Battistolli, che la mattina del 9 febbraio percorreva la superstrada Brindisi-Lecce con un carico destinato alla sede leccese della Banca d’Italia. Quella che doveva essere una consegna di routine si è trasformata in un teatro di guerra quando un commando, composto da un numero variabile tra le sei e le otto persone, ha scatenato l’inferno sull’asfalto. Nonostante l’organizzazione meticolosa e l’uso di kalashnikov e cariche esplosive, il colpo è fallito, lasciando dietro di sé fumo, lamiere e una scia di indizi che ora pesano come macigni sui primi sospettati.

Proprio domani, 12 febbraio, davanti al gip del tribunale di Lecce, Tea Verderosa, compariranno i due uomini bloccati subito dopo il tentato assalto: si tratta del trentanovenne Giuseppe Iannelli e del sessantaduenne Giuseppe Russo, entrambi foggiani con un curriculum criminale già noto alle forze dell’ordine. Il pm Alessandro Prontera non ha usato mezzi termini nel formulare le accuse, ipotizzando reati che vanno dall’associazione di stampo mafioso al tentato omicidio aggravato, fino alla detenzione di armi da guerra. I due erano stati rintracciati dai carabinieri tra le campagne di Squinzano, traditi da una fuga che si è conclusa tra gli alberi d’ulivo.

La pista foggiana e il sistema della schiuma

Gli inquirenti descrivono una vera e propria «strategia paramilitare», ipotizzando un asse criminale tra Foggia e il Salento: un commando esperto che avrebbe ricevuto «un ausilio logistico dalla criminalità leccese». A incastrare i due indagati ci sarebbero elementi definiti schiaccianti: un’ogiva conficcata nella carrozzeria di una gazzella dell’Arma e un copricapo, immortalato nei video amatoriali, perfettamente identico a quello indossato da uno dei fermati. Determinante è stato anche l’impiego dell’elicottero, che ha individuato la Jeep utilizzata per la fuga nonostante i tentativi di mimetizzarla tra la vegetazione.

A far naufragare l’impresa criminale sono stati però due errori marchiani. Il commando ha fatto esplodere il portellone sbagliato, attivando involontariamente il sistema di sicurezza della Battistolli che “riempie lo spazio con una schiuma che si solidifica subito”, rendendo i milioni inaccessibili. Inoltre, la scelta del luogo dell’attacco si è rivelata una trappola per gli stessi banditi, priva di vie di fuga agevoli. Mentre Iannelli e Russo restano in cella, la caccia agli altri membri della banda continua senza sosta: mancano all’appello almeno altri quattro complici, spariti insieme a una Kia Sportage e un’Alfa Romeo Stelvio. Nella sacca recuperata dai carabinieri sono stati trovati passamontagna, esplosivi e persino un inibitore di frequenze telefoniche, ora al setaccio degli esperti della Scientifica.

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