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Coltellate al compagno, fermata e poi rilasciata: è già libera, ecco perché

Pubblicato: 16/02/2026 14:27

È stata denunciata per lesioni aggravate e poi rilasciata Oksana Murasova, la 39enne lituana che il 15 febbraio ha accoltellato il compagno 50enne in un appartamento alla periferia nord di Milano. L’autorità giudiziaria ha ravvisato i presupposti della legittima difesa, escludendo per ora misure cautelari nei suoi confronti.

Alla polizia, la donna ha raccontato di essere stata colpita con pugni durante una lite. Dopo essere fuggita dall’abitazione, l’uomo l’avrebbe raggiunta e bloccata. È in quel frangente, secondo la sua versione, che avrebbe afferrato un coltello da cucina colpendolo per liberarsi.

L’episodio è avvenuto in via Soffredini, nella zona nord del capoluogo lombardo. Sul posto sono intervenuti gli agenti e i sanitari del 118, che hanno soccorso il 50enne ferito. Trasportato in codice giallo all’Ospedale Niguarda, l’uomo ha poi firmato le dimissioni volontarie. La prognosi è di 30 giorni.

Non si tratterebbe del primo intervento delle forze dell’ordine in quell’abitazione. Il 27 novembre 2025 era già scattato il Codice rosso, la procedura prevista per i casi di violenza domestica. In quell’occasione, però, Murasova aveva deciso di non sporgere denuncia contro il compagno.

La vicenda riporta alla luce un passato giudiziario pesante. Undici anni fa, la donna era stata arrestata per l’omicidio dell’allora convivente, Bilous Ruslan, 31 anni, ucciso nel 2015 al culmine di una lite in un appartamento in via Ripamonti, nella zona sud di Milano.

All’epoca, Murasova – ex ballerina – aveva raccontato di essere stata aggredita e di aver reagito afferrando un coltello, colpendo l’uomo al cuore. Dopo averlo visto crollare a terra, era stata lei stessa a chiamare i soccorsi, ma per il 31enne non c’era stato nulla da fare.

Nel 2019, una volta diventata definitiva la sentenza di condanna, i carabinieri l’avevano arrestata a Copiano, in provincia di Pavia. Per quell’omicidio la donna ha scontato una pena di otto anni di detenzione.

Anche allora aveva parlato di violenze pregresse, sostenendo di essere stata picchiata in più occasioni. Presentava segni di colluttazione ed era stata trasportata in ospedale insieme alla figlia avuta da una precedente relazione, prima di essere condotta in carcere.

Oggi la magistratura milanese valuta il nuovo episodio alla luce della ricostruzione fornita e degli elementi raccolti dagli investigatori. Il caso riaccende i riflettori sul tema della violenza domestica, tra accuse, legittima difesa e una storia personale segnata da precedenti drammatici.

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