
Il dolore che attraversa Nizza Monferrato non trova pace, trasformandosi in un grido soffocato che dalla provincia astigiana arriva dritto al cuore dell’opinione pubblica. A pochi giorni dalla tragica notte tra il 6 e il 7 febbraio 2026, la ferita per la morte di Zoe Trinchero resta aperta e sanguinante. Mariangela, la madre della giovane vittima, ha affidato il suo strazio alle telecamere di Storie Italiane su Rai1, con parole che pesano come pietre: «Io non lo so come lo sto affrontando, per ora sto sopravvivendo e mi impongo di respirare. Ogni giorno mi obbligo a ingoiare la rabbia che sento perché sono tanto arrabbiata». In questo abisso di disperazione, la donna cerca di restare in piedi per le altre figlie, sentendo il dovere di proteggerle da un’ulteriore perdita: «Devo esserci soprattutto per le sorelline di Zoe che sono piccole e non è giusto che perdano anche la loro mamma».
Zoe, descritta come “l’essenza della vita”, rivive nei ricordi di una madre che preferisce il rifugio della camera della figlia al confronto con il mondo esterno, dove spesso si ritrova paradossalmente a dover consolare gli altri. «Zoe era luce e gioia. Era bella dentro e fuori», ricorda Mariangela, mentre la sua mente torna ossessivamente alla ricerca di una spiegazione che non c’è.
Il rifiuto e la richiesta di giustizia
Il fulcro della vicenda giudiziaria ruota attorno a un rifiuto che sarebbe stato fatale. La famiglia non ha dubbi: la battaglia legale sarà centrata sul riconoscimento del femminicidio. «So che lui per lei è sempre stato un no, non le interessava minimamente. Un no deve essere un no punto», ha incalzato la madre, rivolgendosi direttamente ad Alex Manna, l’assassino reo confesso. Il tormento più grande per Mariangela è l’incertezza su quegli ultimi istanti di vita della diciassettenne: «L’unica cosa che voglio è la verità. Basta bugie, ne hai dette tante. Ha sofferto o non ha sofferto? Devi pagare per quello che hai fatto».
Mentre la madre urla la sua rabbia, il padre di Zoe, Fabio, ha scelto la via del silenzio assoluto durante l’ultimo addio ad Asti. Davanti alla bara bianca, travolta dal dolore e dall’impotenza, l’uomo ha preferito non commentare la tragedia: «In questo momento preferisco tacere», sono state le sue uniche parole. Un silenzio che ha accompagnato il piccolo corteo verso il tempio crematorio, in un’atmosfera di cupa rassegnazione. Ora la comunità attende che la giustizia faccia il suo corso, affinché quel “no” di Zoe, rimasto inascoltato, trovi almeno il rispetto della verità processuale.


