
Il giornalismo perde la sua bussola di credibilità, quella capacità rara di raccontare i palazzi del potere senza mai smarrire il senso profondo della realtà. Giovanna Casadio, firma storica del panorama parlamentare italiano, si è spenta dopo una vita trascorsa tra analisi, retroscena e congressi, lasciando un vuoto incolmabile in quella redazione che per venticinque anni è stata la sua seconda casa. Non era solo una cronista autorevole; era, come qualcuno l’ha definita, “una gentildonna del giornalismo”.
In redazione la ricordano come la “sgobbona” instancabile, la prima a cui i capi pensavano per i compiti più delicati. La sua forza risiedeva nella serietà: non millantava, non inventava, ma riportava i fatti con una precisione chirurgica. Eppure, dietro il rigore professionale, si celava un’umanità straordinaria, materna verso i colleghi più giovani e di una generosità d’altri tempi. Memorabili i pomeriggi in via Cristoforo Colombo, seduta accanto a colleghi come Filippo Ceccarelli, Antonello Caporale e Goffredo De Marchis, dei quali sopportava le goliardie con bonomia, mantenendo la sua indole “svizzera”.
L’impegno fino all’ultimo: tra politica e questione femminile
Anche quando la malattia ha iniziato a consumarla, Giovanna non ha mai smesso di lottare. Si era inventata una rubrica di analisi politica, “L’ortica”, per restare aggrappata a quel lavoro che amava visceralmente. Ha scritto ovunque, persino dal letto d’ospedale, dimostrando una tempra d’acciaio. Oltre alla cronaca, è stata una scrittrice raffinata, capace di indagare la complessità del centrosinistra attraverso libri-intervista con figure come Emma Bonino e Rosy Bindi, quasi a voler unire l’alfa e l’omega della cultura democratica.
Il suo cuore batteva per tre città di mare — Genova, Trapani e Salerno — e per una politica che fosse strumento di giustizia. “Chi si somiglia si piglia”, avrebbe detto lei citando la sua vena popolare, riferendosi al legame con figure come Gianni Cuperlo e Anna Finocchiaro. Orgogliosa della sua famiglia e del marito Mauro Porcù, Giovanna non ha mai ceduto al cinismo dei corridoi romani.


