mafia nigeriana

La mafia non è solamente italiana: di organizzazioni criminali ce ne sono a migliaia, alcune segretissime, alcune spietate, altre più note e meno capillari. Così come non si può dire che sia solamente la mafia italiana ad agire sul territorio nazionale. È stata aperta recentemente un’inchiesta a Castel Volturno, in provincia di Caserta, che riguarda il traffico d’organi e di prostituzione gestito dalla mafia nigeriana, un caso che ha comportato l’arrivo in Campania anche dell’Fbi.

Fbi in Italia: Caserta, Palermo, Roma e Torino “capitali” della Mala Nera

L’Fbi, arrivata in Campania, non ha quasi più nessun dubbio ad indicare Castel Volturno come base operativa della mafia nigeriana.

Gli ispettori dell’Fbi sono entrati da una porta laterale del palazzo della Procura di Napoli per non dare nell’occhio – si legge su Il Fatto QuotidianoHanno parlato con i magistrati che si occupano di magia nigeriana a Castel Volturno e nel casertano. Si sono fatti spiegare le tecniche investigative messe in piedi dalla Dda partenopea. Hanno appreso notizie e segreti“. Viene lecita la domanda: perché mai l’Fbi sia tenuta a varcare la soglia italiana per indagare sulla mafia nigeriana?

Purtroppo, la risposta è nei fatti: sembra infatti che Castel Volturno, nello specifico, insieme a Palermo, Caserta, Roma e Torino sia uno dei principali crocevia internazionali per il traffico di organi e di prostitute.

mafia nigeriana

Fbi – immagine di repertorio

I soldi dagli States versati sui conti in Italia

In realtà l’arrivo in Campania dell’Fbi non è altro che un passo successivo di quella che è una task force internazionale che ha avuto inizio a luglio del 2018. A condurre l’inchiesta sui due diversi traffici sono per l’appunto il nucleo investigativo della polizia federale americana, la polizia italiana e lo S.C.O, l’organo di coordinamento delle Squadre Mobili in questo casi di Caserta, Roma, Palermo e Torino.

L’inchiesta ha mosso i suoi primi passi negli Stati Uniti quando l’Fbi ha individuato delle transizioni di denaro sospette: ingenti somme di denaro versate su conti di regolari immigrati residenti qui in Italia. Non dei versamenti occasionali ma un transito continuo di soldi sempre dagli stessi conti. Da un lato i conti intestati ad alcuni dei più influenti “capi” di gruppi criminali nigeriani siti negli States come i Vicking, gli Eyes i Black Axe; dall’altra parte i conti di immigrati africani regolarmente registrati e residenti in Italia, precisamente tra Castel Volturno e Caserta.

Dall’america arriva il denaro e in Italia si deposita, di continuo.

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La prostituzione nigeriana, uno dei principali business della Mala Nera – Il Mattino

Il traffico di esseri umani e la prostituzione

Quello che ci preme sottolineare e che riguarda la sostanziale scoperta odierna da parte dei servizi segreti è il filo conduttore che lega i poli più lontani quali il Nord America e Castel Volturno. Un filo intessuto dalla mafia nigeriana e sul quale si agitano principalmente il traffico di esseri umani, il traffico d’organi e il traffico delle prostitute.

I soldi guadagnati in America dalla Mala, arrivano in Italia per permettere a chi di dovere di sostenere i costi del vero business della mafia nigeriana, per l’appunto il traffico di esseri umani. Soldi volti a diventare di volta in volta il compenso per chi prende parte all’operazione: traghettatori, funzionari corrotti, coloro che si occupano di intercettare persone in Africa dalla Costa D’Avorio, dal Niger, accompagnandole in Italia dove non trovano il sogno prospettato ma spesso la violenza, gli stupri, la morte.

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Il prezzo della libertà per chi finisce vittima della prostituzione si aggira intorno ai 20mila euro – Immagine di repertorio

Il “prezzo” della libertà

Chi arriva sul litorale campano raramente poi vi rimane. Come spiegato nelle prime battute, Castel Volturno risulta essere solamente una base operativa, la punta di un iceberg. Le ragazze fatte arrivare poco più che bambine, se non infanti, dall’Africa approdano in un primo momento in Campania dove, dopo essere massacrate di botte, stuprate e rese vittime di riti vodoo, diventano bambole in mano ad un’azione congiunta tra mafia nigeriana e mafia italiana.

Alcune rimangono nelle case chiuse abusive site sul litorale, altre vengono mandate nelle case chiuse del Nord Europa. L’unica possibilità di riscatto per queste donne, il più delle volte, non c’è o si può quantificare in euro: somme come 15mila o 20mila euro, il prezzo da pagare a chi le ha rapite per riavere la libertà. E del mercato del sesso, di cui si sa molto pur sapendo pochissimo, gli investigatori hanno conoscenza. Non simile invece è la situazione per il traffico di organi di cui tuttora si sa pochissimo.