Caso Vannini, la testimonianza del medico bracca i Ciontoli

È cominciato il processo d’appello per l’omicidio di Marco Vannini e il Pm Alessandra D’Amore ha già formulato le richieste di condanna nei confronti degli imputati, Martina, Federico e Antonio Ciontoli, Maria Pezzillo e Viola Giorgini.

La grande differenza, rispetto al primo grado, è stata la richiesta di un egual pena per tutti coloro che erano presenti al momento della morte del ventenne Marco Vannini: per l’accusa c’è una medesima colpevolezza tra tutti i componenti, a prescindere da chi avrebbe sparato il colpo che, dopo un’interminabile agonia, ha ucciso Marco Vannini.

Al processo era presente Federico Ciontoli, che ha letto una lettera in sua difesa al cospetto dell’aula.

Impossibile ignorare il dramma

L’impianto accusatorio è molto chiaro: era impossibile, per l’accusa, non comprendere la gravità della situazione dal momento che Marco Vannini perdeva sangue, era stato colpito da un’arma da fuoco e la famiglia aveva anche provveduto a togliere a Marco parte dei vestiti. Secondo il Pm, “Quanto accaduto in quella casa non poteva non allarmare quei familiari. Marco chiedeva aiuto e si vedeva spostato per essere lavato e rivestito?

pensate un po’ la sofferenza. Eppure Ciontoli dichiara prima che la vittima era scivolato, poi che si era ferito con un pettine; invece era stato sparato un colpo”.

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marco vannini famiglia

Marco Vannini con il padre e la madre

Le parole di Federico

Con il senno di poi, Federico Ciontoli è granitico nelle sue certezze: l’emozione di leggere davanti a un’intera aula (e ai genitori di Marco) è molta e traspare dal suo viso, ma Federico è sicuro di quello che sta leggendo: “Davvero potevo agire in modo diverso?

Iniziai a ricostruire le condizioni di quella maledetta sera, a rileggere le mie parole e per un lungo periodo ho visto crollare tutte le sicurezze che avevo. Non riuscivo a guardare le persone negli occhi e avevo paura anche ad esistere. Ora invece ho capito che quella figura non sono io, è qualcosa di totalmente costruito e distinto da me”. Per Federico Ciontoli, sono stati considerati alcuni fatti in modo sbagliato: “Come se non fosse già assurda la rappresentazione che di me veniva data, i molteplici fatti inventati lo erano ancora di più.

Come quando si è detto che io quella sera non facevo niente mentre Marco perdeva due litri di sangue, cosa falsata e ingannevole. Non avrei mai potuto sapere una cosa del genere e non fare niente. Non solo non ho fatto quello di cui il pm mi accusa, ma ho fatto tutto quello che era nelle mie possibilità date le condizioni reali di quella sera”.

marco vannini