Gigi Buffon racconta il momento più duro: "Mi pareva che agli altri non interessassi"

È facile pensare che i grandi campioni siano infallibili, che abbiano una vita perfetta e felice. D’altronde cosa potrebbe mai mancare a Gigi Buffon, considerato da sempre il portiere per eccellenza? Di certo non i soldi, non l’eterna fama, né le donne. Eppure, alla soglia dei suoi 41 anni, l’estremo difensore si ferma a fare un bilancio della propria vita. Lo racconta a Vanity Fair, in una lunga intervista intima e profonda, dall’ascesa al tracollo, fino ad arrivare a dove è ora e a come siamo abituati a conoscerlo.

Gigi uomo, non solo personaggio

Nella vita di un “famoso” spesso il pubblico confonde vita pubblica e privata, dimenticandosi quasi totalmente del “personaggio-uomo” e ricordandolo solo come celebrità.

Gigi Buffon, prima di essere Buffon, è semplicemente Gigi, un’abbreviazione del suo vero nome di battesimo, Gianluigi. Lo chiamano Gigi i cronisti, i giornalisti ed i tifosi, con tono confidenziale e quasi amichevole. Ma se da una parte è impossibile negare la grande carriera del campione, gli infiniti successi con la squadra che l’ha accompagnato per anni, la Juve, e poi con la nazionale, dall’altra è giunto il momento di provare a guardare cosa si nasconde dietro all’apparente perfezione.

“Per qualche mese, ogni cosa perse di senso. Mi pareva che agli altri non interessassi io, ma solo il campione che incarnavo. Che tutti chiedessero di Buffon e nessuno di Gigi. Fu un momento complicatissimo”, racconta, ricordando il periodo dei suoi 25 anni. Era all’apice della sua carriera. “È stato un periodo molto cupo, davvero. Perché poi io sono una persona solare, ottimista, molto altruista. Ma quando vivi una cosa simile, è chiaro che queste qualità vanno a farsi benedire, per parlar chiaro”.

Prima e dopo la depressione

La depressione non dà preavvisi. Spesso colpisce le persone nel periodo più florido della loro vita, quando si sentono invincibili e potenti: “A 17 anni covavo una sensazione di onnipotenza e invincibilità. Mi sentivo indistruttibile, sentivo che potevo eccedere e fare ciò che volevo. Una sana follia che mi tengo stretta, che mi ha portato a fare cazzate di cui ho assaporato il gusto. Anche se sei ricco e acclamato, poi questa condizione diventa la norma. E come tutti, che hanno lavori diversi, può capitare che venga a mancarti uno stimolo, o che tu non sia soddisfatto della tua vita.

Vieni visto come il calciatore, l’idolo, per cui nessuno ti dice ‘ehi come stai?’. Come biasimare un ragazzino che nel pieno dell’adolescenza viene catapultato in un mondo più grande di lui? Proprio nell’età in cui bisogna e si deve sbagliare, in cui non si sa bene che strada intraprendere e si torna all’imbocco della via principale per tante di quelle volte. Il crollo è inevitabile e forse anche giusto. Farebbe gola a chiunque poter avere, a 20 anni, tanti soldi da potersi permettere qualsiasi cosa.

 Ma poi cosa conta davvero?

La risalita

Oggi Gigi è un uomo sicuramente più maturo. La depressione lo ha cambiato e gli ha insegnato tanto, e guarda al futuro, con il sostegno delle persone che lo hanno sempre incoraggiato e dello sport a cui ha dedicato la vita: il pallone. “Ora sono uno strano figuro di 40 anni che va in campo, pensa di averne venti e ha più sogni e ambizioni di quanti ne avesse da ragazzo”.