pilota nonnismo

Bravate, scherzi. Goliarda. Dispetti, al massimo. Spesso gli atti di nonnismo sono stati definiti così da chi li ha voluti giustificare, anche all’interno degli apparati militari, talvolta da chi li ha subiti. La verità è che spesso il nonnismo si è concretizzato in veri e propri atti di violenza e conseguenze estreme: se denunciato, spesso ha portato alla distruzione della carriera militare della vittima stessa.

La denuncia che è arrivata da una giovane pilota in questi giorni riporta l’argomento in auge, e spaventa molto: Giulia Jasmine Shiff, 20enne sergente pilota, una tradizione militare in famiglia, ha subito botte, testate e altri abusi, con la scusa di dover affrontare il “battesimo del volo”, tradizione a cui verrebbe sottoposto dopo aver superato la prova da solista richiesta alla fine del tirocinio alla scuola di volo di Latina.

Un sogno infranto

Per Giulia era un sogno: diventare pilota come suo padre, magari pilotare una delle frecce tricolori. Giulia si distingue per essere un’ottima studentessa: riesce a entrare all’accademia di volo di Pozzuoli come ufficiale di complemento dell’Aeronautica e da lì arriva a frequentare la scuola di volo di Latina.

Il dramma arriva quando riesce  superare proprio la “prova da solista” di cui si è già parlato e gli altri ufficiali la sottopongono al battesimo del volo, filmando e immortalando il tutto. Non è un gioco, non è uno scherzo: Giulia viene presa, tra le sue proteste, e tenuta in orizzontale a testa in giù come un ariete. Poi, le viene fatta picchiare la testa contro l’ala piantata nell’asfalto dell’aerea di volo. Lei prova a protestare, vuole essere liberata, intorno a lei schiamazzi e risate.

Poi, viene lanciata in una fontana  e lì lasciata: se prova a uscire dall’acqua viene presa a schiaffi sulla testa e altrove. Nelle ultime inquadrature si vede la ragazza piangere ed essere consolata da alcuni ufficiali.

pilota volo militare

Da “pilota modello” a insubordinata

Per Giulia, la possibilità di tacere non è presa in considerazione. Racconta al padre, militare, cosa accaduto e lui chiede spiegazioni a sua volta: gli viene risposto che “è la tradizione”. La ragazza prima non denuncia (ma parla, e viene criticata e biasimata per questo) perché ha paura di perdere il brevetto, poi decide che la situazione è insostenibile e denuncia i fatti alla procura militare di Roma.

Da quel momento, racconterà in seguito, le vengono sollevate mille critiche, viene punita in ogni modo, viene emarginata. Alla fine verrà rimessa su un treno per Venezia, espulsa per “insufficiente attitudine militare”. Il sogno di Giulia, a quel punto, muore.

La famiglia di Giulia non molla: denunciano quello che è accaduto, e la vicenda per ora si conclude con il prossimo avvio di un processo penale. L’accademia resta sulle sue, e sostiene che la ragazza avesse comportamenti di insubordinazione grave.

E, in soldoni, che si sia voluta vendicare dell’espulsione.

C’è chi muore per nonnismo

Giulia è viva e vegeta, ma il nonnismo in passato ha avuto conseguenze ben più gravi. Vent’anni fa fece scandalo il caso di Emanuele Scieri, morto nel 1999 alla folgore di Pisa caduto da una scala alta dieci metri e poi lasciato agonizzate per terra. Il suo corpo rimase al suolo per 3 giorni. Anche il più recente caso dello stupro di Cecchignola portò alla scoperta di un contesto di nonnismo feroce, insostenibile, e di una scarsa attitudine da parte dei vertici ad agire per eliminare (o quantomeno tentare di combattere) il problema.

giulia jasmine schiff