Stupro di Firenze: le domande shock degli avvocati alle ragazze

La pubblicazione delle motivazioni della sentenza che, l’11 ottobre scorso, ha condannato l’appuntato Marco Camuffo a 4 anni e 8 mesi, permette di capire che, nel corso degli interrogatori e del processo abbreviato, si palesarono evidenze tali che portarono alla condanna certa e, tra queste, ci sarebbero le dichiarazioni di Pietro Costa, appuntato giovane, collega e co-imputato nel caso, che incastrerebbero Camuffo come colpevole.

Ci fu un vero “no”

Il giudice Frangini, nelle motivazioni, ha spiegato come il diniego di una delle ragazze sia stato, anche secondo il racconto dell’imputato Costa, non ignorabile: leggiamo infatti che già in fase preprocessuale Costa “fa dichiarazioni che inchiodano Camuffo dicendo di aver sentito i ‘no..

nò, ‘no.. cosa faì”. C’è stato, dunque, almeno a quanto dichiarato, quel “no” di cui tanto si è discusso, considerato elemento indispensabile perché l’accusa venisse ritenuta plausibile. Così, Frangini puntualizza, nelle motivazioni: “Poter affermare che Camuffo non avesse percepito il diniego della ragazza, sentito dal suo collega ‘indaffarato con l’altra, appare veramente arduo”. A rendere ancora più valida questa tesi, la differenza tra le due dichiarazioni rilasciate dalla ragazza e da Camuffo: lui diede “una sua versione dei fatti assolutamente risibile, non logica, descrivendo una scena sessuale ridanciana se non fosse di assoluta drammaticità” mentre lei, lucidamente, fece “racconto della violenza sessuale coerente e pieno di pathos, non contradditorio, sempre uguale nelle varie dichiarazioni rese, per nulla enfatizzato”.

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immagine di repertorio

Una versione poco credibile

Paradossalmente, le parole dei carabinieri sono servite ad incastrarli quanto quelle delle ragazze. È anche caduta definitivamente l’ipotesi della denuncia per avere i soldi dall’assicurazione: quest’ultima non avrebbe coperto i danni da violenza sessuale e pare che le ragazze siano di famiglia benestante: un risarcimento non avrebbe cambiato la loro situazione.

Il 10 maggio verrà giudicato in rito ordinario Pietro Costa, il più giovane dei due appuntati coinvolti. Entrambi sono stati destituiti dall’arma. Intanto, la sentenza di rito abbreviato stabilisce un punto fermo estremamente importante per questa vicenda, che ha decisamente diviso l’opinione pubblica: “Rapporto sessuale con violenza, senza il consenso, approfittando di una situazione psicofisica di inferiorità ma soprattutto a fronte del dissenso ben espresso dalla ragazza“.

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