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Un video scandaloso è emerso sulla pagina Facebook del ministro Alfonso Bonafede. Lo show mediatico è stato messo in piedi per l’arrivo in Italia di Cesare Battisti, diventato motivo di propaganda per il governo giallo-verde. Oltre alla condanna degli avvocati penalisti e del Garante delle carceri, c’è lo sdegno della società civile in toto. Il video, inoltre, infrange alcune leggi che il ministro della Giustizia, che è anche avvocato, avrebbe dovuto conoscere e rispettare.

Lo sconcertante video di Bonafede su Cesare Battisti

Per rispetto del nostro lavoro di giornalisti e della dignità di un essere umano non vi mostriamo il video pubblicato dal ministro.

Il quale lo ha accompagnato con questo commento di corredo: “Il racconto di una giornata che difficilmente dimenticheremo!“. Purtroppo il video è indimenticabile, ma non per la ragione auspicata da Bonafede.

Il montaggio in slow-motion dell’aereo, la ripresa del fotosegnalamento e della raccolta delle impronte di Battisti, che viene mostrato affiancato da diverse guardie penitenziarie, la stucchevole musichetta nostalgica di sottofondo, hanno fatto indignare i rappresentanti di diverse categorie e le associazioni che difendono i diritti dei carcerati.

Non mancano primi piani di Bonafede, che insieme a Matteo Salvini ha accolto l’ex terrorista a Ciampino. Si scatena l’opposizione, che chiede spiegazioni per il teatrino messo in piedi per Battisti.

Le critiche degli utenti e le leggi infrante

Il video ha superato il mezzo milione di visualizzazioni, ma le reazioni degli utenti sono state impietose. “Quando esce al cinema?“, chiede qualcuno ironicamente, mentre molto meno sottile è un altro utente: “Mi sembra il trailer di un poliziesco TV senza qualità. Una pagliacciata che offende le persone e le istituzioni“.

Alle considerazioni del popolo social, sono seguite quelle ben più pesanti delle organizzazioni di categoria. A rompere il silenzio il Garante dei detenuti, Mauro Palma, che chiede di togliere il video: “Frasi e immagini che puntano ad acquisire consenso attraverso un linguaggio estraneo a quello del Costituente, finiscono per consolidare una cultura di disgregazione sociale“.

A stretto giro sono arrivati anche gli avvocati penalisti, che in una nota criticano Salvini e Bonafede. “Quanto accaduto ieri in occasione dell’arrivo a Ciampino del detenuto Battisti è una pagina tra le più vergognose e grottesche della nostra storia repubblicana“, recita una nota, che parla di “una occasione, cinica e sguaiata, di autopromozione propagandistica“.

A corredo di queste considerazioni arriva anche il novero delle leggi infrante con il video: l’art. 114 del codice di procedura penale e l’art. 42 bis dell’Ordinamento penitenziario, oltre all’art. 13 della Costituzione. La  Camera Penale di Roma sarebbe pronta a presentare un esposto contro il ministro.

Un agente sotto copertura sarebbe stato ripreso nel video

Tanta è la foga di spettacolarizzazione, forse per fare concorrenza al suo collega Salvini, che nel video sarebbe stato inquadrato anche un agente sotto copertura.

A farlo notare il quotidiano Next che pone l’attenzione su un agente che, ripreso alla sprovvista, tenta di coprirsi il volto con una sciarpa. Se così fosse, l’incauto ministro avrebbe anche messo a repentaglio il lavoro delle forze dell’ordine.

Non che sia una novità per questo governo: lo stesso Salvini, nella sua smania di condivisione, aveva reso nota un’operazione della Questura di Torino mentre era ancora in corso. Risultato: 6 sospettati che si erano dati alla macchia prima dell’arresto e un duro botta e risposta tra il ministro dell’Interno e il procuratore Armando Spataro.

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Un frame del video in cui si vede l’agente che si copre la faccia

Quando l’incompetenza non è più scusabile

Che un ministro della Giustizia si sia reso protagonista del circo mediato è biasimevole.

Lo è ancora di più se si considerano le norme e le consuetudini infrante: se un giornalista avesse mostrato quello che Bonafede ha così alla leggera diffuso sarebbe andato incontro come minimo a una procedura disciplinare e ad un esposto. Se un manager avesse diffuso informazioni sensibili in un video sui social, sarebbe stato quasi sicuramente licenziato e costretto a pagare una penale.

Quello che ci chiediamo è perché dei ministri della Repubblica non si assumano invece la responsabilità delle proprie azioni, dettate spesso da manifesta incompetenza, piuttosto che dalla “non abitudine” a rivestire certi ruoli.

La perenne campagna elettorale non può distrarre dei funzionari pubblici dallo svolgere il proprio compito con dignità e rispetto per le istituzioni che rappresentano.