Nonostante siano tra gli animali più diffusi al mondo e siano onnipresenti nella nostra alimentazione, la loro mente è stata a lungo un mistero. Come è possibile essere “intelligenti” con un cervello tanto piccolo?  Sono i polli stessi a rispondere alla domanda, grazie al contenuto della loro materia grigia.

Un concentrato di neuroni

Un team di ricerca della Vanderbilt University, negli Stati Uniti, ha infatti analizzato il numero di neuroni nel cervello di varie specie di volatili e mammiferi. È stato scoperto che – sebbene le dimensioni siano molto più ridotte – il cervello degli uccelli contiene un numero maggiore di neuroni.

 “Nel creare i cervelli – spiega Suzana Herculano-Houzel, responsabile di una ricerca nel 2016 – la natura ha due parametri con cui giocare: le dimensioni e il numero di neuroni e per i volatili entrano in campo entrambi”.

Le numerose ricerche su questi animali forniscono dunque una verità ben diversa dal luogo comune. I polli sarebbero animali intelligenti, capaci anche di provare emozioni e creare legami sociali tra di loro.

Un’intelligenza necessaria per sopravvivere

Grazie alla insospettabile complessità del loro cervello, le galline riescono a mettere in atto comportamenti anche molto elaborati. L’evoluzione ha, infatti, dato anche ai volatili gli strumenti per sopravvivere nel loro habitat naturale.

Questi vanno dalla capacità di individuare maggiori quantità di cibo all’insegnare ai pulcini come difendersi dai predatori. Ma una delle abilità più sorprendenti riguarda la comunicazione. Le galline sarebbero infatti in grado di comunicare tra loro attribuendo un suono specifico ad ogni situazione, quasi come se fossero delle parole.

"Cervello di gallina" : da oggi può essere un complimento

Immagine di repertorio

Continuare a mangiare la carne di pollo?

La scoperta potrebbe creare alcuni dubbi etici. Ci si potrebbe domandare se sia giusto continuare ad allevare e consumare a livello industriale la carne di pollo. L’allevamento in batteria impedisce infatti a questi animali di interagire e svilupparsi come farebbero in natura.

Considerazione che – purtroppo – vale per tutti gli animali destinati al consumo umano.

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