Massimo sacco dtenuto ad Abu Dhabi: l'appello disperato

Massimo Sacco è detenuto ad Abu Dhabi da marzo del 2018. Soffre di microcitemia e avrebbe bisogno di cure che però non gli vengono prestate. La compagna di Massimo, Monia Moscatelli ha registrato la sua telefonata, ricevuta dalla prigione in cui è rinchiuso, e l’ha mandata a Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio conduttori de I Lunatici su RaiRadio2. È stata così trasmessa la sua disperata richiesta di aiuto e di cure, una lunga telefonata riportata da Adnkronos.

Detenuto e senza cure

Il messaggio di Massimo Sacco è semplicemente straziante. Al telefono chiede alla moglie di avvisare l’avvocato degli atti di violenza compiuti su di lui: “Io sto morendo.

Chiama in radio. Cerca di smuovere qualcosa. Mi hanno portato in ospedale, sei la luce mia, ascoltami bene, gira questo messaggio all’avvocato, mi hanno preso a botte fino ad ora per fare questa telefonata“.

Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio hanno trasmesso l'appello disperato di Massimo Sacco

Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio. Foto: Corriere della sera

Poi, spiega in che modo si stanno prendendo cura di lui nella prigione di Abu Dhabi dove si trova detenuto, le cure che gli prestano pare che non lo stiano affatto aiutando: “Il mio stato di salute è giunto ormai al collasso, sono stato sottoposto a un esame del sangue che dimostra la presenza di una devastante microcitemia.

Il direttore del carcere gioca da tre mesi con la mia vita, sono stato sottoposto ad una ecografia alla milza che sta assumendo delle dimensioni spropositate.

Rischio che a breve la mia malattia si trasformi in una leucemia. La situazione è diventata drammatica e solo adesso stanno cercando di metterci una toppa. Vorrebbero curarmi dandomi del ferro, ma questo equivarrebbe a condannarmi a morte.

I dottori degli Emirati Arabi non sanno neanche cosa sia la microcitemia, che pur essendo una grave forma di anemia non va in nessun modo curata con il ferro. Non ho più parole”.

La violenza cui è sottoposto in carcere

Massimo Sacco racconta nella telefonata che le guardie carcerarie lo torturano con scosse elettriche ai genitali e botte così violente che ha tre costole inclinate. La sua vita è appesa a un filo: “A seguito delle scosse elettriche ricevute ai genitali il testicolo sinistro ha assunto le dimensioni di un’arancia, mi procura un dolore atroce e mi impedisce di camminare.

Io spero di poter tornare quanto prima in Italia, sempre che non muoia in carcere. Sono in carcere da 12 mesi, senza nessuna sentenza, senza alcun diritto umanitario. Ho subito botte, soprusi, angherie“.

Massimo Sacco: il suo appello disperato

Immagine di repertorio

Il racconto del suo arresto

Nella sua telefonata, Massimo Sacco ha raccontato di essere stato arrestato per una busta di cocaina: “Al momento dell’arresto ero titolare unico di una società di ristrutturazione negli Emirati con appalti milionari. Dopo il mio arresto, con accusa di traffico internazionale di stupefacenti, per 10 grammi di cocaina, senza nessuna prova oggettiva, hanno fatto di tutto per farmi confessare.

Ho subito ricatti e botte atroci“.

Massimo Sacco, prima di chiudere la telefonata, ha anche rivelato che in carcere hanno costretto la sua compagna Monia Moscatelli a spogliarsi completamente davanti a 10 guardie e di averla lasciata in quelle condizioni per un’intera notte con il solo fine di estorcere a lui la confessione che quella droga l’aveva portata negli Emirati dall’Italia. Infine, la telefonata si chiude con il suo grido d’aiuto disperato alla moglie: “Chiama in radio, cerca di smuovere qualcosa. Io sto morendo. Io ci muoio qui.

Ho i giorni contati, ho i giorni contati. Ti amo da morire, prova a salvare la mia vita. Vengo a casa lungo. Aiutami“.

Credits immagine in evidenza: Yalla Yalla

Credits immagine social: Adnkronos