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Non sembra esserci fine al buio che esplode ogni volta che si va un po’ più a fondo nelle indagini sull’omicidio Cucchi. Così, ora, scopriamo che il depistaggio forse non si è mai fermato, che l’omertà determinata è stata la linea guida, per molti, da seguire sempre, anche ora che tante cose sono venute a galla e tante altre, forse, ne verranno fuori.

Una deposizione “confusa”

Questa volta, si parla di un “invito”, che alla vigilia della deposizione di Ciro Grimaldi, il maresciallo presente all’arrivo di Cucchi in Caserma. Grimaldi è colui che, già in un momento precedente, aveva fatto presente che quando Colicchio chiese a Cucchi perché la sua cintura era rotta, Cucchi aveva risposto: “Sono stati gli amici tua”.

Il 6 novembre 2018, però, accade che Grimaldi venne colto da improvvisa incertezza sulle parole, in particolare su quel “tua” che, dopotutto, disse, poteva essere anche “mia”. in un secondo momento riconfermerà la sua prima versione, ma la sua deposizione in aula risulterà confusa.

Cosa avrebbe mai potuto confondere il maresciallo Grimaldi? Certo non i depistaggi avvenuti nel 2009: più probabilmente fu il comandante del gruppo carabinieri di Napoli, Vincenzo Pascale, che a novembre scorso raccomandò caldamente di far sapere a Grimaldi che doveva “stare calmo, tranquillo”, e che se c’è “qualche collega in difficoltà”, ebbene, questo collega “va aiutato”.

Quella conversazione fu intercettata, ed ora è agli atti.

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Ovviamente, si capisce che il collega in realtà sono “I colleghi”, ovvero gli imputati nel processo Cucchi-bis, proprio coloro che stanno vedendo vacillare le loro sicurezza, soprattutto adesso che Francesco Tedesco ha parlato. pascale nomina addirittura lo “spirito di corpo”, tirando in ballo l’etica di un’arma unita, solidale.

Solo con sé stessa, però.

Ilaria Cucchi, su quanto emerso, ha dichiarato a TgCom: “I depistaggi continuano. È vero: ormai il muro è crollato, la verità è emersa ed è ancora più grave di quello che si poteva immaginare. Ormai nessuno si può più nascondere dietro a nessuno divisa. Ma, anche se sta emergendo tutto, io mi aspetto ancora di tutto”.

Le annotazioni di servizio

Oggi, Speranza guarda al passato e trova di che recriminarsi: “Ripensandoci a posteriori all’epoca peccai di ingenuità, perché mi fidai di Mandolini e Nicolardi che erano più anziani e avevano più esperienza di me”.

Scrisse parole viziate da un intervento dall’alto, dunque, bloccato dall’autorità che incombeva su di lui. La stessa autorità, in seguito, sentì di dover far sentire la sua presenza scrivendo “Bravi!”, per motivi ancora da chiarire, sul verbale che annota il trasferimento di Cucchi da Appia a Tor Sapienza. Un gesto di cui non si capisce il senso, ma che non lascia pensare a nulla di innocente.

ordine di servizio cucchi

L’annotazione sull’ordine di servizio