aborto

Martedì 22 gennaio il senato di New York ha approvato una nuova legge che ridefinisce le possibilità e le circostanze in cui può avvenire l’aborto nello stato americano. La legge prende il nome di Reproductive Health Act e regola il cosiddetto late-term abortion, cioè l’aborto praticato in una fase avanzata della gravidanza. La nuova legge rende legale l’aborto dopo le 24 settimane, purché in presenza di criteri ben definiti: in particolare si potrà effettuare la procedura se il feto manifesta malformazioni che non gli consentono di sopravvivere o qualora risulti necessaria per proteggere la salute fisica o psicologica della madre.

Le legge altresì rimuove l’aborto dal codice penale e lo trasferisce tra i temi di tutela della salute pubblica.

Come funzionava in passato

È stato il governatore Andrew Cuomo a firmare la nuova legge nel 46esimo anniversario della sentenza Roe-Wade, un provvedimento della Corte Suprema che, dal 1973, regolava la legislazione sull’aborto a livello nazionale. Essa stabiliva essenzialmente che l’aborto fosse legale in caso di pericolo per la salute della donna, anche oltre il periodo nel quale il feto è in grado di sopravvivere al di fuori dell’utero materno.

Lo stato di New York non aveva, fino ad oggi, recepito pienamente queste direttive: la legge vigente assicurava il diritto di abortire dopo la 24esima settimana solo a causa di un chiaro pericolo di morte della madre, ma non menzionava il termine “salute”.

Andrew Cuomo

Il governatore Andrew Cuomo mentre firma la nuova legge. Foto: Twitter/NYGovCuomo

Il dibattito sul termine “salute”

È proprio sul termine “salute”, introdotto dalla nuova legge, che si inserisce la polemica tra sostenitori e oppositori: mentre i Democratici sostengono che questo distinguo sia essenziale, per dare maggiore potere decisionale alla donna, i Repubblicani obiettano che così facendo si rischi di dare troppa responsabilità ai medici, chiamati a decidere se e quando la “salute” della madre sia davvero a rischio.

È anche per tale ragione che il progetto di legge è rimasto in cantiere per più di 10 anni, bloccato dalla maggioranza repubblicana che controllava il Senato. Dopo il passaggio in mano ai Democratici, però, il governatore ha mantenuto la promessa di firmare la legge entro i primi 30 giorni della nuova sessione legislativa.

La legge di New York e quella italiana

All’atto della firma, Andrew Cuomo ha espresso tutta la sua soddisfazione: “Oggi stiamo facendo un enorme passo in avanti nella difficile battaglia per garantire il diritto della donna di prendere le proprie decisioni sulla propria salute personale, inclusa la possibilità di abortire. Con la firma di questo disegno di legge, inviamo un chiaro messaggio che qualunque cosa accada a Washington, le donne di New York avranno sempre il diritto fondamentale di controllare il proprio corpo”.

march for life

Nella “Marcia per la vita”, tenutasi a Washington il 18 gennaio, i manifestanti si sono espressi contro le leggi che regolano l’aborto.

  Fonte: Instagram/marchforlife

Il Reproductive Health Act, oltre ad essere il linea con ciò che accade in altri stati americani, ricorda anche da vicino la normativa italiana: la legge 194 del 1978 prevede, infatti, la possibilità di aborto dopo i 90 giorni di gravidanza, nel caso in cui ci sia un grave pericolo per la vita della madre, oppure quando siano accertate malformazioni del nascituro, in grado di rappresentare un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna. Le dichiarazioni del ministro della Famiglia e Disabilità, Lorenzo Fontana, che aveva parlato della necessità di “dissuadere le donne dall’abortire”, hanno ricordato quanto il dibattito sull’aborto sia ancora di forte attualità.