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Vi ricordate il caso della misteriosa scomparsa delle gemelline Schepp? Il rapimento di Alessia e Livia, le due sorelline svizzere di 6 anni, è stato straziante e ha tenuto tutti col fiato sospeso. È stato il padre a rapirle, il 30 gennaio 2011, cercando di far perdere le proprie tracce tra la Francia e l’Italia. Prima di suicidarsi, ha inviato una lettera inquietante, che non lasciava alcuna speranza. Sono passati 8 anni, ma la madre Irina non ha mai perso la speranza di trovare le sue bambine. Ripercorriamo gli eventi di questa drammatica vicenda.

La ricostruzione dei fatti

Tra il 29 e 30 gennaio del 2011, Matthias Schepp – ingegnere di 44 anni – preleva le figliolette Alessia e Livia, di 6 anni, dalla loro casa a Saint Sulpice, Svizzera. Facendo credere all’ex moglie Irina Lucidi di voler trascorrere il weekend con le bambine, Schepp parte in auto con loro verso Marsiglia. Nella città francese preleva 7500 euro e scrive alla moglie “non posso vivere senza di te” su una cartolina. Successivamente, compra 3 biglietti per imbarcarsi su un traghetto diretto in Corsica, a Propriano.

È stata l’ultima volta che viene visto insieme alle bambine. Una testimonianza aveva parlato della presenza di una donna bionda insieme a loro, di cui non si è mai saputa l’identità.

Matthias Schepp e le gemelline Alessia e Livia Schepp.

Matthias Schepp e le gemelline Alessia e Livia Schepp

Dopodiché, da Bastia, si dirige poi da solo a Tolone – nel sud della Francia – guidando fino a Ventimiglia. Da qui si sono perse le tracce, fino al drammatico epilogo: Matthias Schepp si getta sotto un treno nella stazione di Cerignola (Foggia). L’intricato incastro di spostamenti ha reso estremamente difficile la ricostruzione e le indagini degli inquirenti.

Le ricerche delle gemelline Schepp proseguono per giorni. Cercando qualsiasi traccia, sono stati battuti a tappeto con i cani i campi attorno a Cerignola, così come il traghetto su cui erano state viste le bambine. Gli inquirenti hanno ricostruito l’ipotetico percorso di Schepp. Le tracce delle gemelline svizzere, però, sembrerebbero fermarsi in Corsica.

La lettera: “Le ho uccise

Prima di suicidarsi, Schepp aveva inviato all’ex moglie due lettere. La lettera con la confessione è arrivata il 3 febbraio 2011 a Saint Sulpice.

Aveva scritto che si trovava a Cerignola e che intendeva uccidersi. Soprattutto, aveva scritto parole drammatiche: “Le ho uccise. Le bambine riposano in pace, non hanno sofferto. Non le rivedrai più“. La sorella di Matthias lo aveva descritto come “incredibilmente paterno, premuroso, gentile e dolce“, difficile pensare che invece soffrisse di un gravissimo disturbo psichico. Sembra infatti, che la fuga sia stata premeditata. Il drammatico destino delle bambine svelato nella lettera non lascerebbe molte speranze di trovarle in vita. Tuttavia non sono state raccolte sufficienti prove per poter dimostrare la loro morte, e nemmeno il contrario.

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matthias schepp

Il percorso intricato Matthias Schepp

Alessia e Livia si trovano all’estero?

Un’altra pista, invece, farebbe supporre che le gemelline fossero state affidate ad altre persone etrasferite con documenti falsi all’estero. Nel 2014, infatti, il caso era tornato alla ribalta dopo una segnalazione anonima fatta alla redazione di Chi l’ha visto?, rivelando che le gemelline Schepp si troverebbero ora in Canada, in due città diverse, Ottawa e Lachute. L’ignoto testimone sarebbe stato direttamente coinvolto nella produzione dei documenti contraffatti, nella zona di Cerignola.

Federica Sciarelli

Chi l’ha visto – foto di repertorio

Già, perché Matthias Schepp aveva scelto di porre fine al suo viaggio proprio a Cerignola? Il collegamento potrebbe essere stato il contatto con un falsario, che avrebbe provveduto a fornire i documenti necessari per il trasferimento. Questa ipotesisuggerirebbe la presenza di complici nel rapimento delle bambine. Le testimonianze, emerse in diverse occasioni, sembrerebbero essere state captate fortuitamente da conversazioni.

La madre Irina: “Oggi vivo così

Sono passati 8 anni dalla drammatica scomparsa di Alessia e Livia. La madre, Irina Lucidi, ha dovuto combattere contro il dolore della perdita e l’atroce consapevolezza di non sapere cosa è accaduto alle sue bambine.

All’epoca, Irina lavorava nello staff legale della Philip Morris, come avvocato. Dopo i fatti, aveva provato a tornare al lavoro, ma non ha resistito e lo ha lasciato. Anche nella casa di Saint Sulpice non vive più. Aveva dichiarato al Corriere della Sera nel 2013: “Dovrei venderla ma per le questioni legate all’eredità prima si dovrebbe dichiarare la morte presunta di Alessia e Livia e non sono ancora pronta. A dire il vero non so se sarò mai pronta...”.

gemelline svizzere

Irina Lucidi con le bambine

Dal dolore e dalla disperazione, però, Irina ha trovato la forza di reagire.

Nell’intervista rilasciata nel 2013 al Corriere della Sera, ha raccontato di come la sua vita sia cambiata. In particolare, ha raccontato di un viaggio in Asia: “L’Asia mi ha fatto bene e mi hanno fatto bene i sorrisi splendenti dei tanti bimbi che ho conosciuto. Sull’isola di Giava – continua – ho dormito nei villaggi con le famiglie, andavo nelle scuole a insegnare un po’ di inglese agli studenti e loro mi seguivano per le strade, nei musei. Volevano imparare, capire. È stato bellissimo“. In Svizzera, ha dato vita a una fondazione “Missing Children Switzerland” che offre supporto psicologico e giuridico alle famiglie vittime di una scomparsa di minore.

Irina poi ha raccontato: “Le mie gemelline sono sempre rimaste qui, accanto a me“; riferendosi all’ex marito ha detto: “Tu avevi tutto e l’hai buttato via senza un motivo ed eri ricco, nel Paese più ricco del mondo“.