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Dopo 12 giorni passati a bordo della Sea Watch 3, non è ancora chiaro come risolvere la situazione dei 47 migranti. Il premier Giuseppe Conte sembra aver trovato una quadra con i colleghi europei al vertice di Nicosia e dichiara che 5 Paesi europei sono pronti ad accogliere le persone arrivate in Italia. Non c’è certezza sulle tempistiche, soprattutto dopo la decisione della Corte di Strasburgo di non accogliere il ricorso presentato dalla Sea Watch contro il governo italiano, per chiedere lo sbarco immediato.

Sea Watch, Conte sblocca la situazione: 5 Paesi disponibili

Da Cipro, dove si è tenuto il Med7, la conferenza dei Paesi europei mediterranei, Conte incassa una vittoria in merito all’immigrazione.

La questione Sea Watch, da giorni al largo di Siracusa, quindi in acque italiane, diventa sempre più spinosa con il passare delle ore. La situazione a bordo per i 47 migranti, tra cui 8 minori, e i membri dell’equipaggio è sempre più difficile, con seri rischi per la salute delle persone coinvolte. Il Presidente del Consiglio trova un modo per superare l’impasse e annuncia che 5 Paesi (Romania, Portogallo, Francia, Malta, Germania) sono disponibili ad accogliere i migranti, che dovranno sbarcare in Italia.

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I leader dei Paesi Med a Nicosia. Foto: Sarah Puntan-Galea /Twitter

Dopo il summit, inoltre, i leader presenti hanno dichiarato in una nota congiunta che sul tema migrazione è sorta la necessità di “uno sforzo collettivo, di una maggiore solidarietà tra i Paesi Ue anche per risolvere una questione che vede gli Stati europei del Mediterraneo in prima linea e che rimanere prioritaria“. Rimangono però tesissimi i rapporti tra Roma e Parigi: “Nel momento in cui parliamo, una nave, la Sea Watch 3 si trova vicino alle coste siciliane con 47 migranti a bordo, ne abbiamo parlato con il primo ministro italiano, penso che la solidarietà di cui parliamo debba anche trovare piena attuazione nei fatti“, ha puntualizzato Macron.

Strasburgo: assistenza immediata ma nessun obbligo di sbarco

Sul caso si è espressa anche la Corte di Strasburgo, in riferimento al ricorso presentato da Sea Watch contro il governo italiano. Il ricorso chiedeva di chiarire se l’Italia impedendo lo sbarco stesse violando i diritti fondamentali.

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha chiesto al nostro Paese di “prendere il prima possibile tutte le misure necessarie per assicurare ai ricorrenti cure mediche adeguate, cibo e acqua” e di assicurare ai minori l’assistenza legale a cui hanno diritto, senza però imporre lo sbarco dei migranti all’Italia.

La questione dell’Olanda

Continua comunque la battaglia a colpi di leggi: certo è che i migranti, trovandosi in acque italiane, hanno il diritto di fare domanda d’asilo nel nostro Paese. Nei giorni scorsi c’è stato uno scontro tra il governo italiano e l’Olanda, con i primi che adducevano la permanenza dei migranti su una nave battente bandiera olandese (quindi territorio olandese) come un motivo affinché il Paese del Nord Europa si facesse carico delle richieste d’asilo.

L’accordo di Dublino prevede infatti che lo Stato in cui si deve richiedere l’accoglienza è quello le cui frontiere sono state varcate “illegalmente, per via terrestre, marittima o aerea” dal richiedete asilo. Oltre al no di Amsterdam, è arrivata anche la spiegazione della poca ragionevolezza legale della questione. Come ricorda Agi, la sentenza del “caso Hirsi” ha stabilito che le domande di asilo vengano espletate nel primo porto sicuro, cioè a terra. Il processo per chiedere la protezione internazionale è molto lungo e complesso, impossibile quindi che possa svolgersi su una nave.