Asiago: 3 cadaveri: omicidio-suicidio

Lunedì 4 febbraio, intorno alle 17,00, in una casa nella località di Pennar ad Asiago, in provincia di Vicenza, sono stati rinvenuti 3 cadaveri: padre, madre e figlia. Un dramma che oggi assume i tratti di una tragedia annunciata. Nell'appartamento, sono stati trovati dei fogli scritti dalla 43enne Silvia Marzaro, figlia di Italo e Ubaldina Mantovani, in cui la donna esprimeva odio nei confronti dei suoi genitori. La pista dell'omicidio-suicidio è diventata quindi quella più accreditata dagli inquirenti, ma restano ancora da chiarire molti punti della dinamica dell'accaduto, che riguardano in particolare le tempistiche e le modalità della loro morte e lo strano ritrovamento di due lacci di accappatoio intrisi di sangue.

L'odio verso i genitori

Silvia Mazaro e la sua famiglia si erano trasferiti in quell'appartamento nella località Pennar ad Asiago da 8 mesi. Prima, la famiglia viveva in una bifamiliare a Mirano, in provincia di Venezia. Stando a quanto riferito da testimoni agli inquirenti, Silvia non era una ragazza serena, era disoccupata ed era in cura per una forte depressione, assumeva infatti psicofarmaci.

[caption id="attachment_334111" align="aligncenter" width="854"]Asiago: forse ad uccidere i genitori è stata la figlia che poi si è suicidata Immagine di repertorio[/caption]

Secondo quanto raccontato dai vicini di casa, la famiglia viveva nel quasi completo isolamento: nessun amico e solo qualche parente che sovente andava a trovarli. Le parole scritte dalla figlia su un blocco e su un biglietto poi strappato e gettato nell'immondizia hanno rivelato un odio profondo verso i genitori. Gli inquirenti hanno letto queste parole: "La pagherete, Dio vi giudicherà". Nel foglio fatto a brandelli campeggia invece la scritta "Maledetti".

Parole che mostrano la rabbia e il profondo odio che Silvia Mazaro nutriva verso i suoi genitori. Nel racconto di un vicino di casa emerge il ritratto di una donna chiusa, piena di rabbia e che non frequentava nessuno, a eccezione del suo compagno, un uomo di 15 anni più grande di lei, di Mirano, che avrebbe dato l'allarme per primo contattando l'amministratore condominiale perché non sentiva Silvia da domenica sera. Pare che Silvia accusasse i genitori di starle con il fiato sul collo e di averla concepita quando erano troppo anziani. Sembra che addebitasse proprio a loro gli insuccessi della sua vita.

Per ora, l'ipotesi più accreditata è senza dubbio quella dell'omicidio-suicidio: Silvia li avrebbe uccisi, forse obbligandoli a trangugiare una dose eccessiva di psicofarmaci, avvelenandoli, e poi si sarebbe strozzata con due lacci dell'accappatoio, avrebbe così perso i sensi cadendo all'indietro e sbattendo la testa contro un mobile, infatti è stata trovata con una ferita abbastanza estesa in testa. Nonostante questo, sono ancora molti gli elementi oscuri della vicenda.

Gli elementi da chiarire

Nel cestino del bagno dell'appartamento di Asiago sono state trovate anche due cinture di accappatoio intrise di sangue riposte in un sacchetto, oltre a quelle usate da Silvia Mazaro per togliersi la vita. Solo l'analisi del DNA potrà chiarire a chi appartiene quel sangue.

[caption id="attachment_334112" align="aligncenter" width="854"]Asiago: pista più accreditata omicidio-suicidio Immagine di repertorio[/caption]

Intanto, oggi è stata disposta l'autopsia che svelerà le cause della morte, in particolare quelle dei due coniugi, l'85enne Italo e l'83enne Ubaldina. Non è certo se la figlia li abbia uccisi con un veleno o li abbia costretti ad assumere una dose mortale di psicofarmaci, che peraltro anche il padre prendeva. Un altro elemento poco chiaro riguarda la dinamica della loro morte: non si sa ancora chi sia morto per primo e se i genitori sapessero che la figlia li avrebbe uccisi.

I loro corpi sono stati trovati stesi sul letto, come se dormissero, con le coperte rimboccate. Tutti questi punti poco chiari hanno spinto il sostituto procuratore Hans Roderich Blattner ad aprire un fascicolo d'indagine per omicidio a carico di ignoti e a disporre il sequestro dei cellulari della famiglia e dell'appartamento di Pennar, la scena del crimine.

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