proposta legge albo prostituzione veneto

Fa discutere la proposta di legge regionale n.28, composta da 15 articoli, del Veneto portata sui tavoli delle aule dal consigliere di Siamo Veneto, Alberto Guadagnini. Non è la prima volta certo che si parla di prostituzione e della volontà di regolarizzarla come accade già in molti Stati Europei: in Italia, dal 1958 – con la Legge Merlin – sono state avanzata plurime proposte che però non hanno mai davvero convinto le Commissioni e il Parlamento. Lecito o non lecito regolarizzarla? Lontano dai moralismi, pro e contro di una proposta che merita attenzione.

Regolarizzare la prostituzione a partire da un Albo

Lo chiamano il “mestiere più antico del mondo” ma davanti alla legge italiana, la prostituzione ancora non esiste, almeno non nella sua accezione di “lavoro”.

Unica accezione che intende invece vedere il consigliere regionale del Veneto, Alberto Guadagnini che, riflettendo sulla prostituzione in loco, ha voluto avanzare una proposta di legge volta a regolarizzarla. Dal buio delle vie più nascoste e periferiche della città, alla luce del giorno. “Oggi lavorano in Italia oltre 70mila prostitute. Quasi la metà – spiega Guadagnino – Secondo i dati della Commissione Affari sociali della Camera, sono immigrate, 2mila sono minorenni e altrettante sono le ragazze ridotte in schiavitù e costrette a vendersi“.

È indubbio credere che regolarizzare e tutelare con una legge la prostituzione andrebbe a sottrarre potere alla criminalità organizzata, deprivata di una delle più grandi fonti illecite di guadagno.

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Tassazione, diritti e doveri della professione

In che cosa si traduce la regolarizzazione della prostituzione? Concretamente, la proposta di legge veneta prevede l’istituzione di un mero Albo professionale alla quale chi desidera esercitare la prostituzione potrà iscriversi con dovute garanzie per quanto riguarda la tutela dei propri dati e, soprattutto, dei propri diritti.

L’iscrizione all’Albo, uno per ogni Comune del Veneto, avrebbe dunque la funzione di regolarizzare le prostitute anche dal punto di vista fiscale. L’iscrizione comporterebbe di fatto l’apertura della partita IVA e l’obbligo di emettere fattura a ogni prestazione. Ovviamente, qualora la proposta di legge che si trova ora alla Quinta commissione dell’assemblea regionale in attesa di poter ricevere l’ok per passare al Parlamento, l’iscrizione all’Albo diverrebbe obbligatorio e qualsiasi prestazione irregolare diverrebbe oggetto di sanzione.

La tutela per i 9milioni di clienti annuali

La tassazione della prostituzione non solo sottrarrebbe illecito guadagno alla criminalità organizzata – si stima che la prostituzione valga annualmente circa 25miliardi di euro a fronte di 9 milioni di clienti –  andando a rimpolpare le casse dello Stato, ma garantirebbe a chiunque desideri esercitare la professione di poter avere rassicurazioni circa le spese sanitarie e previdenziali, maturando dei contributi come qualsiasi altri professione. Dal punto di vista dei 9 milioni di clienti, il testo nel suo articolo 2.

si propone di tutelare la loro identità: con l’iscrizione all’Albo, la prostituta garantisce di mantenere anonima l’identità del proprio cliente.

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Definire i confini per inasprire le pene

Oltre a regolarizzare il lecito, nella proposta di Guadagnini c’è anche ampio spazio per quanto riguarda la punibilità dell’illecito. Con una legge che definisce i limiti del possibile si inaspriscono le pene per l’infrazione degli stessi: qualora si continuasse ad esercitare la professione evitando l’iscrizione all’Albo, si rischia una sanzione tra i 5mila e i 50mila euro. Diversa l’entità del sanzione qualora invece si parlasse di prostituzione minorile: in questo caso si parte dai 10mila euro di multa all’ergastolo.

Sanzioni fino a 100mila euro invece per chi istigasse e sfruttasse la prostituzione.

Tra sostenitori e oppositori della proposta

Noi crediamo in altri tipo di liberalizzazione, un po’ più seri tipo quello della cannabis“, sono queste però le parole che stroncato la proposta di legge rilasciate da Iacopo Beri, capogruppo del M5S in Veneto, a La Stampa. Non sarò facile per la proposta riuscire ad approdare in Parlamento, a fronte del solo esplicitato sostegno della Lega. Lo stesso ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a riguardo ha sempre dimostrato di voler sostenere e credere nella regolarizzazione della prostituzione e la reintroduzione delle “case chiuse”: “Se dobbiamo sconfiggere la criminalità, togliamo dalle strade la prostituzione. Va regolamentata e tassata come nei Paesi civili“. Contro la proposta anche il Pd, per voce di Roger De Menech: “Abbiamo ben altro a cui pensare. E, in ogni caso, siamo contrari alla legalizzazione della schiavitù“. Su questo però si incrina la questione avendo la Cassazione stessa, in sede di una sentenza collaterale, ha attribuito il titolo di “libera professionista” a chiunque eserciti la prostituzione.