Per anni abbiamo sentito la voce di Ilaria: è stata lei, la sorella maggiore, a far conoscere Stefano Cucchi al mondo. È stata lei a mostrare il volto sfregiato dal “violentissimo pestaggio”, a raccontare cosa accadeva nelle aule di tribunale, a parlare con i politici che le davano supporto e con quelli che la intimavano di farla finita.

Ora, a parlare, è l’altra donna della famiglia Cucchi: Rita Calore, la madre di Stefano, colei che per prima seppe che suo figlio era morto: glielo comunicarono i carabinieri, quando andarono a casa sua per chiederle l’autorizzazione all’autopsia. Oggi Rita ricorda quei giorni e tutti gli altri che vennero dopo, in una battaglia infinita e sfibrante che forse solo ora porterà giustizia al suo ragazzo.

Un corpo circondato da vetri

Del primo contatto con il cadavere di Stefano, Rita ricorda tutto. Lo racconta a Il Corriere della Sera a Myrta Merlino , in un’intervista riproposta a L’Aria che Tira: “Quando ci hanno detto che Stefano era morto siamo corsi a Medicina legale, volevano che autorizzassimo l’autopsia prima di vederlo. Perché? Lì abbiamo puntato i piedi”. Quello che poi hanno visto, era surreale: “Quando siamo entrati il corpo di Stefano era circondato da vetri fissi e tutti poliziotti intorno.

E lì ho capito il perché: Stefano era stato massacrato, come potevano rimandarlo a casa?”.

cucchi family

La famiglia Cucchi

Da allora, la vita è fatta solo di domande. Rita non trova spiegazioni agli anni passati senza sapere, incastrati in una rete di bugie: “Puoi pagare con la vita il possesso di qualche grammo di droga? Perché? Noi ci siamo fidati dello Stato. Perché lo Stato ci ha fatto questo?. Non che giustificare Stefano sia nell’intento di sua madre: “Stefano ha sbagliato. E io sapevo che avrebbe dovuto pagare per i suoi errori. Quella notte quando lo portarono via ammanettato dicendomi che la mattina dopo sarebbe tornato a casa, mio marito ed io pensammo fosse giusto che pagasse per ciò che aveva fatto”.

Il prezzo, però, è stato davvero troppo alto, e lo sarebbe stato a prescindere dal crimine che aveva compiuto.

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L’orrore sul volto di Stefano

Oltre al dolore i Cucchi hanno vissuto l’insulto di essere dipinti come genitori distanti, menefreghisti nei confronti del figlio: “Hanno detto che avevamo abbandonato Stefano. Hanno scritto che io, quando i carabinieri ci hanno suggerito di contattare un avvocato di fiducia, ho risposto: non spendo soldi per quel delinquente”. Alla fine, rimane l’idea di doversi anche giustificare, di giurare di dire il vero: “Mai, te lo giuro, mai, neanche nei peggiori momenti di mio figlio con la droga ho detto o pensato una cosa del genere. Sono stata una buona mamma. Così, da mamma, era pure contraria a mostrare al mondo il volto di suo figlio: “Abbiamo visto l’orrore disegnato sul suo volto. E lì abbiamo fatto quella foto. Quella foto che io, da madre, non volevo rendere pubblica, non volevo mostrare mio figlio così… Ma senza quella foto nessuno ci avrebbe creduto mai”.